24 Ottobre 2026, sabato
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Attentato a Ranucci, l’ex compagna di Lavitola ai pm: «Della bomba non sapevo nulla»

Dieci ore di audizione per Natalia Potenza, che si è presentata spontaneamente in Procura. Agli inquirenti avrebbe ricostruito il rapporto con l’imprenditore e fornito documenti sulle sue attività finanziarie, dal carbon credit in Africa agli affari in Sudamerica

«Della bomba contro Sigfrido Ranucci non ho mai saputo nulla. L’ho scoperto soltanto il giorno dopo l’esplosione». È il punto di partenza della lunga audizione di Natalia Potenza, ex compagna di Valter Lavitola, ascoltata per circa dieci ore dal pubblico ministero antimafia di Roma Edoardo De Santis nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato al giornalista.

La donna, secondo quanto emerso, avrebbe negato qualsiasi coinvolgimento o conoscenza preventiva dell’azione dinamitarda del 16 ottobre 2025, quando un ordigno esplose davanti all’abitazione di Ranucci a Pomezia. Lavitola è detenuto dal 10 agosto con l’accusa di essere il mandante dell’attentato. A interrogare Potenza, oltre al pm titolare dell’indagine, sono stati i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e Frascati.

È stata la stessa Potenza a chiedere di essere ascoltata. Nei giorni scorsi aveva inviato una mail agli inquirenti, manifestando la volontà di fornire il proprio contributo all’inchiesta. Una scelta che ha aperto un’audizione destinata a concentrarsi non soltanto sull’attentato, ma anche sulla rete di rapporti personali e professionali dell’imprenditore.

Nel corso dell’incontro con i magistrati, la donna avrebbe ripercorso anzitutto la storia della relazione con Lavitola, cominciata nel 2011, quando l’imprenditore si trovava latitante in Argentina. Da qui il racconto si sarebbe allargato alle attività economiche e finanziarie riconducibili all’ex editore dell’Avanti!, comprese alcune iniziative sviluppate in Sudamerica e il business legato ai crediti di carbonio in Africa.

Un capitolo dell’audizione avrebbe riguardato anche il rapporto tra Lavitola e Ranucci, elemento evidentemente centrale per gli investigatori impegnati a ricostruire il possibile movente e la catena di responsabilità che ruota attorno all’attentato.

Sul punto, però, Potenza avrebbe mantenuto una posizione netta: nessuna informazione sulla bomba, nessun preavviso sull’azione contro il giornalista. La sua conoscenza dell’attentato, avrebbe riferito, sarebbe arrivata soltanto il giorno successivo all’esplosione.

A corredo delle proprie dichiarazioni, la donna ha consegnato agli inquirenti una memoria e una consistente documentazione, compresi atti di natura fiscale. Materiale che potrebbe ora essere passato al vaglio della Procura per verificare e ricostruire la dimensione degli affari di Lavitola, i flussi finanziari e i rapporti societari e imprenditoriali dell’indagato.

Potenza, che oggi gestisce il ristorante Cefalù a Monteverde Vecchio, potrebbe dunque rappresentare per gli investigatori una fonte utile soprattutto sul versante economico dell’indagine. La sua testimonianza, infatti, non si limiterebbe alla vicenda dell’attentato, ma offrirebbe una possibile mappa delle attività e delle relazioni dell’imprenditore negli anni.

Ora saranno gli inquirenti a dover verificare riscontri, documenti e dichiarazioni, separando ciò che Potenza conosce direttamente da quanto eventualmente appreso da terzi. L’obiettivo resta quello di ricostruire con precisione la trama dell’attentato a Ranucci e, soprattutto, individuare tutti i passaggi che avrebbero portato alla sua realizzazione.

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