È un cittadino svizzero di 43 anni, residente nel Canton Giura, l’uomo che la polizia cantonale di Argovia considera, con un grado di certezza «che rasenta la certezza», l’autore della sparatoria esplosa nella notte tra sabato 29 e domenica 30 agosto durante un rave party ad Aarau, in Svizzera. Nell’attacco è morta l’italiana Maria Spinelli, mentre altre sei persone sono rimaste ferite, alcune in modo grave.
A chiudere il cerchio investigativo sono state le autorità svizzere, che hanno riferito dell’arresto del 43enne nelle prime ore di lunedì 31 agosto. L’uomo, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbe agito da solo. Nessun elemento raccolto finora suggerirebbe infatti la presenza di complici o di persone a conoscenza del suo piano.
«Con una probabilità che rasenta la certezza, possiamo dire che l’uomo che abbiamo arrestato è la persona che ha sparato contro i partecipanti al rave», ha dichiarato il comandante della polizia cantonale di Argovia, Michael Leupold, durante una conferenza stampa. E proprio sulla matrice dell’attacco il comandante ha tracciato un primo quadro: «Possiamo dire che questo attacco rientra nello scenario di un atto di follia omicida». Nessuna prova, ha aggiunto, è stata invece trovata a sostegno di una motivazione «ideologica o estremista».
Quaranta colpi contro la folla
La ricostruzione degli investigatori restituisce la drammaticità di quei momenti. Il 43enne sarebbe arrivato sul luogo della festa a bordo di un’automobile e avrebbe poi proseguito a piedi. A quel punto avrebbe imbracciato un fucile d’assalto, aprendo il fuoco contro le persone che stavano partecipando al rave.
Secondo le informazioni raccolte finora, sarebbero stati circa 40 i colpi esplosi.
«L’aggressore è arrivato in automobile e ha proseguito inizialmente a piedi. Successivamente avrebbe sparato 40 volte con un fucile d’assalto in direzione delle persone che partecipavano alla festa», ha spiegato il responsabile delle indagini, Matthias Schildknech.
Dopo la sparatoria, l’uomo sarebbe tornato verso il parcheggio. Qui avrebbe esploso un ulteriore colpo, questa volta con una pistola, contro un veicolo. Poi la fuga in direzione del Canton Giura, dove sarebbe stato successivamente arrestato.
Tre armi sequestrate nell’auto
Un elemento centrale dell’inchiesta riguarda l’arsenale trovato a bordo della vettura. Nel veicolo del 43enne gli investigatori hanno sequestrato tre armi da fuoco: una pistola e due fucili d’assalto AK-74. Secondo quanto riferito dalla polizia, tutte le armi risultavano regolarmente registrate a nome dell’uomo.
Il dettaglio contribuisce a delineare la dinamica dell’attacco e sarà ora oggetto di ulteriori verifiche nell’ambito dell’indagine. Gli inquirenti dovranno infatti stabilire con precisione l’origine delle armi, le modalità con cui sono state utilizzate e soprattutto ricostruire cosa abbia spinto il 43enne a dirigersi verso la festa e a fare fuoco sulla folla.
La resa spontanea e i disturbi psicologici
Il fermo è avvenuto nel Canton Giura dopo che l’uomo si è consegnato spontaneamente alla polizia cantonale. Un elemento che, insieme alle sue dichiarazioni, ha indirizzato ulteriormente gli investigatori sul fronte della sua condizione psicologica.
Secondo Christoph Ruedi, procuratore capo della Procura di Lenzburg-Aarau, l’uomo avrebbe riferito di «non stare bene dal punto di vista della salute da qualche tempo» e avrebbe fornito informazioni sulla propria «sofferenza psicologica».
Un quadro che dovrà essere naturalmente verificato attraverso gli accertamenti disposti dalla magistratura. Al momento, tuttavia, le autorità escludono che vi siano elementi concreti per ipotizzare una rete o un’organizzazione dietro la sparatoria.
«Non vi sono assolutamente elementi che indichino che l’accusato avesse complici o persone a conoscenza dei suoi piani», ha sottolineato Ruedi.
L’inchiesta prosegue
La procura mantiene ora sotto esame ogni aspetto della vicenda, dalla dinamica della sparatoria al movente, passando per la condizione psicologica dell’indagato e per la provenienza delle armi.
Il 43enne si trova in stato di arresto. Nei suoi confronti sono state formulate le ipotesi di reato di omicidio intenzionale, lesioni personali e violazione della legge sulle armi.
Resta intanto il bilancio più grave della notte di Aarau: una vittima, sei persone ferite e una festa trasformata in pochi istanti in una scena di terrore. Per gli investigatori, la priorità è ora ricostruire senza zone d’ombra quei minuti e comprendere che cosa abbia preceduto l’esplosione dei colpi. La pista finora privilegiata è quella di un gesto individuale maturato nel contesto di una profonda sofferenza psicologica, senza però una matrice politica, ideologica o estremista.
