24 Ottobre 2026, sabato
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Stati Uniti-Iran, torna il confronto diretto: missili sulla Giordania, tensione alle stelle nel Golfo

Nel settimo mese di guerra, la tregua di fatto che aveva congelato per settimane lo scontro tra Washington e Teheran sembra ormai archiviata. L'Iran colpisce obiettivi in Giordania e rivendica un'azione contro gli Emirati, mentre gli Stati Uniti difendono il raid contro le unità navali dei Pasdaran nello Stretto di Hormuz.

Il conflitto entra in una nuova fase. Dopo settimane di relativa pausa sul piano militare, Stati Uniti e Iran sono tornati a colpirsi direttamente, riaccendendo una spirale di tensione che nelle ultime ore ha allargato il proprio raggio d’azione dal teatro giordano al cuore del Golfo.

Nella notte tra domenica e lunedì 31 agosto, Teheran ha lanciato missili verso Aqaba e verso la base di Muwaffaq Salti, in Giordania, una delle principali installazioni militari della regione che ospita anche forze statunitensi. A confermare l’attacco è stato un funzionario americano citato da Fox News: secondo la stessa fonte, la quasi totalità dei missili sarebbe stata intercettata prima di raggiungere gli obiettivi.

L’attacco iraniano arriva poche ore dopo un’operazione americana contro due lanciamissili iraniani sull’isola di Larak, nel Golfo Persico. Un’azione che Washington considera tutt’altro che un atto di aggressione, ma una risposta a una minaccia ritenuta imminente alla navigazione internazionale nello Stretto di Hormuz.

Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha infatti spiegato che il raid era diretto contro unità posamine dei Pasdaran, considerate un potenziale pericolo per il traffico marittimo in uno dei corridoi energetici più sensibili del pianeta.

La replica iraniana non si è fatta attendere. E proprio il traffico navale sembra essere tornato al centro della contesa. A poche ore dagli attacchi, la Marina dei Pasdaran ha diffuso un comunicato nel quale sostiene che una superpetroliera avrebbe preso fuoco dopo aver urtato due mine marine, dopo aver violato le norme, secondo la versione fornita da Teheran.

Una ricostruzione che aggiunge un ulteriore elemento di allarme in uno scenario già estremamente fragile. Perché ogni incidente nello Stretto di Hormuz rischia di trasformarsi rapidamente da episodio militare locale in una crisi internazionale, considerata l’importanza strategica della rotta per il trasporto globale di petrolio e gas.

Ma la tensione non si è fermata alla Giordania. I Pasdaran hanno rivendicato anche un attacco contro gli Emirati Arabi Uniti, un’affermazione che Abu Dhabi ha immediatamente respinto. Il ministro della Difesa emiratino ha infatti negato che l’azione attribuita all’Iran abbia avuto luogo.

Il quadro che emerge è dunque quello di un conflitto che, dopo sette mesi, torna a espandersi geograficamente e ad alzare il livello dello scontro diretto. Giordania ed Emirati diventano così nuovi punti di pressione di una crisi che coinvolge sempre più apertamente gli alleati regionali di Washington.

La dinamica è particolarmente delicata perché introduce un fattore di rischio ulteriore: la possibilità che le rappresaglie superino i confini dei due principali contendenti. Le basi americane presenti nella regione, le rotte commerciali del Golfo e gli interessi energetici internazionali costituiscono infatti altrettanti potenziali bersagli o detonatori di una nuova escalation.

Dopo settimane nelle quali la guerra sembrava aver trovato una forma di equilibrio precario, gli ultimi attacchi suggeriscono invece che quella pausa potrebbe essere stata soltanto un interludio. Washington e Teheran tornano a misurarsi sul terreno militare, mentre ogni nuova azione rischia di produrre una risposta ancora più ampia.

E con lo Stretto di Hormuz nuovamente al centro della partita, la posta in gioco non riguarda più soltanto il confronto tra Stati Uniti e Iran: la stabilità dell’intero Golfo e la sicurezza delle principali rotte energetiche mondiali tornano a essere direttamente coinvolte.

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