3 Ottobre 2026, sabato
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Ex Ilva, Meloni apre il tavolo di settembre: «L’acciaio è una questione nazionale». Mattarella: «Taranto non può essere lasciata sola»

La premier risponde alle richieste del territorio e annuncia un confronto a Palazzo Chigi con sindacati e ministri competenti. Il Capo dello Stato, nel giorno dei Giochi del Mediterraneo, rilancia il tema di una responsabilità nazionale sul futuro della città: occupazione, salute, sviluppo e qualità della vita non possono più essere trattati come capitoli separati.

La partita dell’ex Ilva torna finalmente sul tavolo di Palazzo Chigi. E questa volta, almeno nelle intenzioni, non come una pratica industriale da spostare di ufficio in ufficio, ma come una questione che il Governo definisce apertamente di rilievo nazionale.

A rompere il silenzio è Giorgia Meloni, che in una lettera indirizzata al prefetto di Taranto, Ernesto Liguori, apre alla convocazione di un confronto con il territorio e con le organizzazioni sindacali nazionali. L’appuntamento dovrebbe tenersi nei primi giorni di settembre a Palazzo Chigi, sotto il coordinamento del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, con il coinvolgimento dei ministri competenti.

Una risposta che arriva dopo le richieste avanzate dalle associazioni di categoria e dalle organizzazioni sindacali tarantine, che avevano sollecitato un incontro con la premier in occasione della sua presenza in città per l’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo.

Il messaggio politico, dunque, è chiaro: l’acciaio di Taranto non è soltanto una questione locale.

«Garantisco che il mantenimento di un’importante capacità produttiva di acciaio è ritenuto dal Governo obiettivo di rilievo nazionale», scrive Meloni. Una frase che pesa, perché riconduce la vicenda dell’ex Ilva dentro una strategia industriale complessiva e non soltanto dentro l’ennesima emergenza occupazionale.

Resta, naturalmente, da capire cosa ci sarà concretamente dentro quel “rilievo nazionale”. Perché Taranto ha già conosciuto annunci, commissariamenti, piani industriali, promesse di rilancio e interminabili tavoli. Quello che manca, semmai, è un punto di equilibrio credibile tra produzione, occupazione, salute e ambiente. Ed è proprio su questo terreno che si misurerà la sostanza dell’iniziativa di settembre.

Meloni: «I Giochi sono un impegno del Governo»

Nella lettera al prefetto, la premier sottolinea anche il valore dei Giochi del Mediterraneo, ricordando l’impegno finanziario e organizzativo sostenuto dal Governo per consentire a Taranto di ospitare una manifestazione internazionale.

Un passaggio tutt’altro che secondario. Perché dietro l’evento sportivo c’è anche la volontà di mostrare un’altra immagine della città: non soltanto quella della grande fabbrica e delle sue crisi, ma quella di un territorio capace di ospitare eventi internazionali, attrarre investimenti e costruire una prospettiva diversa.

Ma il problema è che nessuna vetrina sportiva può cancellare il dossier industriale. I Giochi possono accendere i riflettori su Taranto; l’ex Ilva resta il problema che quei riflettori rischiano di illuminare ancora di più.

Mattarella: «Un problema e, insieme, un impegno nazionale»

Nel giorno dell’apertura dei Giochi del Mediterraneo arriva anche la voce del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che in una nota al Quotidiano di Puglia dedica un passaggio particolarmente significativo alla città.

Il Capo dello Stato parla di una Taranto costretta negli ultimi anni a confrontarsi con «drammatici aspetti» legati all’occupazione e alla salute, ma anche allo sviluppo economico e alla qualità della vita.

E soprattutto definisce queste condizioni «un problema e, insieme, un impegno nazionale».

È probabilmente il passaggio politicamente più forte dell’intervento del Quirinale. Perché mette in fila, senza possibilità di scorciatoie, tutti i nodi della vicenda tarantina. Non esiste una soluzione industriale che possa ignorare la salute. Non esiste una politica ambientale credibile che possa fingere che l’occupazione sia un dettaglio. E non esiste sviluppo se una comunità è costretta da decenni a scegliere quale diritto sacrificare.

Mattarella lega quindi il destino della città anche al significato della sua presenza sulla scena internazionale attraverso i Giochi: una scelta che, osserva, «manifesta il ruolo che la Città riveste nella Repubblica».

Poi l’auspicio, quasi un invito a cambiare finalmente pagina: «A partire da questi giochi, Taranto torni ad abbracciare il futuro».

Ora servono fatti, non soltanto tavoli

Il doppio intervento di Meloni e Mattarella consegna a Taranto una giornata dal forte valore simbolico. Da una parte il Governo riconosce formalmente la centralità nazionale dell’acciaio; dall’altra il Quirinale ricorda che il futuro della città non può essere misurato esclusivamente in tonnellate prodotte.

Il punto, adesso, è trasformare le parole in decisioni.

Il tavolo di settembre potrà essere utile soltanto se non sarà l’ennesimo appuntamento istituzionale destinato a produrre un altro calendario di incontri. Taranto ha bisogno di sapere quale acciaio si vuole produrre, con quali tecnologie, con quali tempi, con quali garanzie occupazionali e soprattutto con quale compatibilità ambientale e sanitaria.

La vera sfida è tutta qui: evitare che la città debba continuare a scegliere tra lavoro e salute, tra industria e ambiente, tra presente e futuro.

Per una volta, il problema sembra essere stato riconosciuto per quello che è: una questione nazionale.

Adesso bisogna dimostrare che anche la soluzione lo sia.

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