A San Giovanni Rotondo una serie di episodi che, secondo quanto denunciato dalla famiglia, sarebbe andata avanti per mesi è culminata in un’aggressione fisica. Vittima un 25enne con disabilità, che sarebbe stato preso di mira da un gruppo di ragazzi tra i 14 e i 18 anni.
Pietre lanciate contro la finestra della sua camera, insulti, provocazioni e telefonate anonime: un crescendo di vessazioni che, stando alla ricostruzione fornita dai familiari e dal loro legale, avrebbe trasformato la quotidianità del giovane in una continua fonte di paura e disagio.
La denuncia è stata presentata ai carabinieri, che hanno avviato gli accertamenti per ricostruire l’accaduto e risalire all’identità dei presunti responsabili.
Dalle provocazioni alle telefonate anonime
La vicenda, secondo quanto riferito dalla famiglia, sarebbe iniziata tra giugno e luglio. Il gruppo di ragazzi avrebbe cominciato a presentarsi nei pressi dell’abitazione del 25enne, prendendolo di mira con comportamenti sempre più insistenti.
In alcune occasioni sarebbero state lanciate pietre contro la finestra della sua camera. In altre, invece, il giovane sarebbe stato raggiunto da telefonate anonime: circa 70 in un solo mese, secondo la denuncia.
«Abbiamo presentato denuncia fin dal primo episodio», ha spiegato all’Ansa il legale della famiglia, sottolineando un elemento particolarmente delicato della vicenda: il 25enne non conoscerebbe i ragazzi e non sarebbe quindi in grado di indicare direttamente chi lo avrebbe preso di mira.
L’episodio più grave
L’ultimo episodio avrebbe segnato un salto di qualità. Secondo la ricostruzione contenuta nella denuncia, il gruppo sarebbe tornato davanti all’abitazione del giovane, citofonando e rivolgendogli insulti legati alla sua disabilità.
Il 25enne, esasperato dalle continue provocazioni, sarebbe sceso in strada per chiedere spiegazioni. È a quel punto che la situazione sarebbe degenerata: dalle parole si sarebbe passati alle pietre, lanciate contro il giovane.
Una di queste lo avrebbe colpito al volto, provocandogli la rottura del naso. Il 25enne è stato soccorso e accompagnato in ospedale dal personale del 118, dove è stato medicato per le ferite riportate.
«Non sono bravate»
A parlare, ora, è anche il legale della famiglia, che respinge con decisione l’idea di derubricare quanto accaduto a una semplice ragazzata.
«È un ragazzo per bene come la sua famiglia. Ha tanti amici, ride e scherza. Quanto sta accadendo è inspiegabile», ha spiegato l’avvocato, ribadendo la fiducia nel lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura.
Il punto, secondo la famiglia, è proprio la durata e la reiterazione degli episodi: non un singolo gesto isolato, ma una sequenza di comportamenti che avrebbe progressivamente inciso sulla serenità del giovane e dei suoi familiari.
«Non sono bravate, ma veri e propri atti persecutori», sostiene il legale, evidenziando come la situazione stia rendendo difficile la vita quotidiana della vittima e dei suoi congiunti.
Ora spetterà agli investigatori ricostruire con precisione la successione degli episodi, acquisire eventuali elementi utili e individuare i ragazzi che avrebbero preso parte alle aggressioni e alle vessazioni. Sullo sfondo resta una domanda che va oltre il singolo episodio: come sia stato possibile che una serie di provocazioni e intimidazioni, secondo la denuncia, si sia protratta per mesi fino a sfociare nella violenza fisica.
Una vicenda che scuote una comunità descritta dalla stessa famiglia come tranquilla e che riporta al centro il tema della tutela delle persone più vulnerabili e della responsabilità, anche quando i protagonisti delle presunte condotte sono molto giovani.
