Cinque persone sono finite nel registro degli indagati per il crollo che il 16 luglio ha interessato una parte del Palazzo di giustizia di Bolzano. La Procura ha aperto un fascicolo per disastro colposo, affidando le indagini a due magistrati dell’Ufficio, mentre sul fronte tecnico è già partita una complessa attività di verifica per ricostruire le cause del cedimento e, soprattutto, escludere il rischio di ulteriori collassi.
La priorità, in questa fase, è infatti la sicurezza dell’edificio. La Procura ha nominato un consulente tecnico con un mandato preciso: individuare eventuali criticità ancora presenti nella struttura, indicare le misure urgenti da adottare e stabilire quali porzioni del palazzo debbano essere preservate e sottoposte a sequestro per consentire successivamente gli accertamenti sulle cause del crollo.
Il sopralluogo e il sequestro
Al termine del sopralluogo è stato disposto il sequestro della parte centrale del Palazzo di giustizia, quella direttamente interessata dal cedimento. Una decisione che consentirà agli investigatori di conservare gli elementi utili alle successive perizie, una volta completate le operazioni di rimozione delle macerie e di messa in sicurezza delle parti ancora pericolanti.
Il lavoro degli esperti dovrà quindi procedere su due binari paralleli: da un lato mettere in condizioni di sicurezza ciò che resta dell’edificio, dall’altro preservare le tracce necessarie a comprendere perché una parte della struttura abbia ceduto.
Sensori e ponteggi per tenere sotto controllo l’edificio
In accordo con i tecnici incaricati dalla Provincia, sono stati installati sensori nelle porzioni del palazzo rimaste integre. Gli strumenti consentiranno di monitorare costantemente la struttura e di rilevare eventuali movimenti o cedimenti che possano segnalare un’evoluzione della situazione.
A questa attività di monitoraggio si aggiunge un ulteriore intervento di messa in sicurezza: è stato disposto il montaggio di un ponteggio destinato a stabilizzare la facciata centrale, rimasta in condizioni di pericolosità dopo il crollo.
Un dispositivo di protezione indispensabile anche in vista delle prossime operazioni, che dovranno essere condotte con particolare cautela proprio per evitare che la rimozione delle parti instabili possa provocare nuovi cedimenti.
La documentazione consegnata dagli indagati
Nel frattempo, le cinque persone indagate hanno consegnato spontaneamente agli investigatori la documentazione in loro possesso relativa ai lavori eseguiti sull’edificio. Si tratta di materiale che potrà assumere un ruolo significativo nella ricostruzione della vicenda e nel confronto tra quanto previsto dagli interventi e quanto effettivamente realizzato.
Le verifiche, tuttavia, sono ancora nella fase iniziale. Saranno gli ulteriori accertamenti tecnici a dover chiarire l’origine del cedimento e a stabilire se vi siano state condotte, omissioni o errori riconducibili alle persone oggi sottoposte a indagine.
Per ora, dunque, il punto fermo è il fascicolo per disastro colposo e la presenza di cinque indagati. Il quadro delle eventuali responsabilità resta tutto da definire: l’inchiesta dovrà stabilire se il crollo sia stato provocato da un problema strutturale, da criticità emerse durante i lavori o da una combinazione di fattori. E soprattutto dovrà spiegare perché una parte di uno degli edifici simbolo della giustizia altoatesina sia arrivata al cedimento.
Le macerie, intanto, non rappresentano soltanto il materiale da rimuovere: sono anche una parte essenziale della scena da conservare e analizzare. È da lì che gli accertamenti tecnici dovranno partire per ricostruire, elemento dopo elemento, la dinamica del crollo.
