8 Settembre 2026, martedì
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Conte alla Commissione Covid: trasparenza rivendicata

Sei anni dopo l’emergenza, l’ex premier torna a difendere le scelte del governo e deposita in Procura un documento su forniture sospette: “Mai commesso illeciti, pronto a rispondere su tutto”

A oltre sei anni dall’inizio della pandemia, Giuseppe Conte torna al centro della scena istituzionale con un’audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid-19. Un passaggio atteso e carico di significati politici, in cui l’ex presidente del Consiglio ha scelto una linea chiara: rivendicare le decisioni prese e respingere ogni addebito.

“Non avevo nulla da nascondere, non ho nulla da nascondere, non ho fatto nulla di illecito”, ha dichiarato con fermezza il leader del Movimento 5 Stelle, sottolineando di sentirsi investito di “un dovere umano” nel rendere conto delle scelte compiute durante una delle fasi più drammatiche della storia repubblicana.

La difesa delle scelte e il peso delle indagini

Nel suo intervento, iniziato nel primo pomeriggio, Conte ha ricostruito il contesto decisionale di quei mesi, rivendicando la necessità di una strategia collettiva e coerente. Ha ricordato il peso delle numerose iniziative giudiziarie a suo carico: oltre mille esposti raccolti dalla Procura di Roma e le indagini della Procura di Bergamo.

“Ho risposto per ore a un pool di quattro pubblici ministeri mentre cercavo di gestire uno dei momenti più bui del Paese”, ha spiegato, evidenziando di non aver mai contestato l’operato della magistratura né insinuato letture politiche delle indagini. Un passaggio che suona anche come critica implicita al clima politico attuale.

Il dossier sulle mascherine: nuovi interrogativi

L’elemento più rilevante emerso dall’audizione riguarda però il deposito, presso la Procura di Roma, di un documento anonimo relativo a una fornitura sospetta di mascherine. Conte ha riferito di aver ricevuto il materiale per posta e di averlo immediatamente trasmesso agli inquirenti, ritenendolo meritevole di approfondimento.

Il dossier riguarderebbe una consegna effettuata dalla società JC Electronics Italia, già coinvolta in un contenzioso con il governo Meloni per una transazione da 100 milioni di euro. Secondo quanto riferito, il materiale segnalato indicherebbe possibili irregolarità: dispositivi non conformi agli standard dichiarati e documentazione di accompagnamento potenzialmente contraffatta.

Un’ipotesi che, se confermata, aprirebbe scenari delicati: risorse pubbliche ingenti impiegate per forniture non adeguate nel pieno dell’emergenza sanitaria.

Lo scontro politico resta acceso

L’audizione ha inevitabilmente riacceso il confronto politico. Dal Movimento 5 Stelle è arrivata una difesa compatta dell’ex premier. La deputata Chiara Appendino ha parlato di un Conte “a testa alta”, accusando la destra di aver costruito una narrazione strumentale e di voler utilizzare la Commissione come arma politica.

Secondo Appendino, i tentativi di delegittimazione si sarebbero infranti contro le archiviazioni giudiziarie già ottenute, mentre le critiche attuali sarebbero parte di un più ampio tentativo di riscrivere la gestione della pandemia.

Tra memoria e responsabilità

L’audizione di Conte si inserisce in un percorso ancora aperto di analisi e rilettura di una fase storica senza precedenti. Tra rivendicazioni, nuove segnalazioni e tensioni politiche, il confronto sulla gestione dell’emergenza Covid resta tutt’altro che chiuso.

E mentre emergono nuovi elementi da verificare, l’ex premier ribadisce la propria linea: nessuna reticenza, piena disponibilità al confronto e la convinzione di aver agito, in condizioni estreme, nell’interesse del Paese.

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