25 Ottobre 2026, domenica
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Bologna, morte durante un fermo di polizia al Pilastro: indagini sulla dinamica dell’intervento

Un uomo di 43 anni muore dopo essere stato immobilizzato dagli agenti durante un controllo. Testimonianze contrastanti e accuse dei familiari: “Vogliamo la verità”

Una mattinata che si trasforma in tragedia nel quartiere Pilastro, dove un uomo di 43 anni, Abderrahim Fakir, di origine marocchina, è deceduto durante un intervento delle forze dell’ordine. L’episodio, avvenuto in via Svevo, è ora al centro di accertamenti per chiarire le modalità dell’azione di polizia e le cause del decesso.

Secondo una prima ricostruzione, l’intervento sarebbe stato richiesto da alcuni residenti che avevano segnalato comportamenti agitati dell’uomo all’interno degli spazi comuni dei garage. Sul posto sono intervenute una volante della polizia e un’ambulanza del 118. Fakir, stando alle informazioni disponibili, avrebbe colpito l’auto di servizio; a quel punto gli agenti, anche alla presenza del personale sanitario, sarebbero intervenuti utilizzando spray urticante e procedendo all’immobilizzazione con fascette ai polsi. Poco dopo, il 43enne avrebbe accusato un malore rivelatosi fatale.

Il dolore e le accuse della famiglia

La notizia della morte ha scatenato la reazione dei familiari, presenti sul luogo durante le fasi successive all’intervento. La sorella, visibilmente provata, ha parlato di una perdita inaccettabile, chiedendo giustizia e chiarezza: “Non mi darò pace finché non saprò cosa è successo davvero”. Parole cariche di dolore, che si accompagnano a accuse dirette nei confronti degli agenti.

Ancora più dure le dichiarazioni del fratello, che sostiene di aver assistito alla scena e di essere in possesso di un video: “Chiedeva aiuto, ma è stato immobilizzato con forza. Non è una morte degna”. Racconti che delineano una dinamica differente rispetto alla versione preliminare e che alimentano interrogativi sull’uso della forza durante l’operazione.

Le testimonianze dei residenti

Anche alcuni testimoni presenti nel condominio hanno riferito di aver udito grida provenire dall’area dei garage. Uno di loro ha raccontato che Fakir appariva in stato di agitazione ma che continuava a chiedere aiuto. Proprio le urla avrebbero spinto i residenti a contattare le forze dell’ordine.

Le testimonianze, tuttavia, non sono univoche e saranno oggetto di verifica da parte degli inquirenti, insieme a eventuali riprese video e ai rilievi effettuati dalla polizia scientifica.

Tensione nel quartiere

Nel corso della giornata, il Pilastro è stato teatro di momenti di tensione, con cori di protesta contro la polizia durante le operazioni di accertamento. Numerosi residenti e familiari si sono radunati nei pressi del luogo della tragedia, mentre la squadra mobile e la scientifica proseguivano i rilievi.

Il corpo di Fakir è stato rimosso nel pomeriggio, intorno alle 16.30. L’uomo viveva in Italia dall’età di sette anni e abitava con il fratello, che durante le fasi più concitate ha anche cercato di placare gli animi tra i presenti.

Indagini in corso

Sarà ora compito dell’autorità giudiziaria ricostruire con precisione quanto accaduto, stabilire eventuali responsabilità e chiarire se le procedure adottate durante l’intervento siano state conformi ai protocolli. Al centro dell’inchiesta ci saranno le cause del malore, l’uso dello spray urticante e le modalità dell’immobilizzazione.

Una vicenda che riaccende il dibattito sull’uso della forza nelle operazioni di polizia e sulla gestione delle situazioni di emergenza, soprattutto quando coinvolgono persone in evidente stato di difficoltà.

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