6 Ottobre 2026, martedì
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Caso Paganelli, la nuora Manuela Bianchi ricoverata: “Non regge la pressione mediatica”

Abuso di calmanti e corsa in ospedale a Rimini: non è in pericolo di vita. Ai medici avrebbe parlato del peso delle insinuazioni dopo l’assoluzione di Louis Dassilva

Un gesto estremo maturato nel pieno di una pressione mediatica che, secondo quanto riferito, sarebbe diventata ormai insostenibile. Manuela Bianchi, nuora di Pierina Paganelli – la 78enne uccisa nell’ottobre 2023 a Rimini – è stata ricoverata d’urgenza nella serata di sabato dopo aver assunto una quantità eccessiva di farmaci sedativi.

La donna è stata soccorsa dal personale del 118 e trasportata in codice rosso all’ospedale cittadino, dove i medici sono intervenuti con una lavanda gastrica. Le sue condizioni non desterebbero preoccupazione immediata: non sarebbe in pericolo di vita, ma resta sotto osservazione e si valuta un eventuale trasferimento in una struttura specialistica.

Secondo le prime ricostruzioni, Bianchi avrebbe ingerito due confezioni di benzodiazepine, medicinali comunemente utilizzati come ansiolitici e ipnotici. Ai sanitari avrebbe spiegato le ragioni del gesto, definito nel referto come autolesionista: al centro, il peso crescente delle attenzioni mediatiche e delle insinuazioni che negli ultimi mesi avrebbero coinvolto lei e la sua famiglia, con particolare riferimento alla figlia.

La vicenda si inserisce nel contesto dell’inchiesta sull’omicidio Paganelli, uno dei casi di cronaca più seguiti degli ultimi anni. Bianchi è stata una figura chiave nel procedimento istruito dalla Procura di Rimini contro Louis Dassilva, il cittadino senegalese inizialmente accusato del delitto. Il 9 giugno scorso, però, la Corte d’Assise lo ha assolto, disponendone l’immediata scarcerazione.

Un passaggio giudiziario che ha segnato una svolta nel caso, riaccendendo al tempo stesso riflettori e polemiche. La stessa Bianchi, che in passato aveva avuto una relazione sentimentale con Dassilva, era stata a sua volta indagata per favoreggiamento.

Proprio dopo la conclusione del processo, secondo quanto emerso, la pressione attorno alla donna si sarebbe ulteriormente intensificata. In ospedale avrebbe raccontato di non riuscire più a sostenere il clima di sospetto e le continue allusioni.

A intervenire pubblicamente è stato anche il suo collegio difensivo. In una nota, lo studio legale che la assiste parla di una “costante esposizione mediatica” durata oltre 32 mesi, accompagnata da “attacchi personali, giudizi sommari e campagne di delegittimazione” sviluppatesi non solo sui media tradizionali ma anche sui social network e in ambienti collegati alla vicenda giudiziaria.

Negli ultimi giorni, si legge ancora, si sarebbe registrata “un’ulteriore escalation”, con un incremento significativo di aggressioni verbali e pressione sociale, fattori che avrebbero inciso in maniera “diretta e gravemente peggiorativa” sulle condizioni psicologiche della donna.

Da qui l’appello dei legali a un maggiore senso di responsabilità e al rispetto della dignità delle persone coinvolte, in una vicenda che resta aperta sul piano umano prima ancora che giudiziario.

a. 

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