4 Ottobre 2026, domenica
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Comuni e sanità territoriale, l’affondo del Pd: “Personale al collasso e riforme mancate”

Doppia accusa al Governo: flop nel reclutamento nei piccoli Comuni e stallo sulle Case della Comunità. L’opposizione rilancia: servono investimenti strutturali e una riforma condivisa della medicina territoriale.

Il doppio fronte delle aree interne e della sanità territoriale torna al centro dello scontro politico, con il Partito democratico che accusa l’esecutivo di aver fallito sia sul reclutamento del personale nei piccoli Comuni sia sull’attuazione della riforma delle Case della Comunità.

A lanciare l’allarme è Marco Niccolai, responsabile Aree interne del Pd, che parla apertamente di un sistema ormai vicino al punto di rottura. I numeri, sottolinea, raccontano meglio di ogni dichiarazione la portata del problema: a fronte di oltre 5.000 Comuni sotto i 5.000 abitanti coinvolti in un concorso unico nazionale, le adesioni si sono fermate a circa 80 enti, appena l’1,5% del totale. Ancora più emblematico il dato sulle assunzioni: il bando pubblicato mette a disposizione soltanto 178 posti su scala nazionale.

Per Niccolai, si tratta della prova evidente di un’impostazione inefficace. Il nodo, sostiene, non è solo organizzativo ma strutturale: lo Stato continua a limitarsi a finanziare le procedure concorsuali, lasciando però ai Comuni — spesso già in condizioni finanziarie critiche — il peso degli stipendi. In queste condizioni, attrarre personale qualificato diventa quasi impossibile, soprattutto in territori periferici e montani che soffrono già di isolamento e carenza di servizi.

Il tema, del resto, si inserisce in una crisi più ampia della pubblica amministrazione locale. Secondo le stime di IFEL-Anci, nei prossimi sette anni la forza lavoro nei Comuni italiani potrebbe ridursi fino al 50%, aprendo scenari di vero e proprio collasso amministrativo. Un rischio che colpirebbe in primo luogo le aree interne, dove la perdita di competenze rischia di tradursi in un ulteriore arretramento dei servizi essenziali.

Da qui la proposta dem: una legge quadro sulle aree interne — a prima firma Elly Schlein — che prevede uno stanziamento stabile di 20 milioni di euro annui per sostenere le assunzioni e garantire continuità amministrativa nei territori più fragili. “È questa la risposta strutturale che i piccoli Comuni aspettano”, sostiene Niccolai.

Ma le critiche dell’opposizione non si fermano agli enti locali. Sul versante sanitario, Marina Sereni, responsabile Salute del Pd, punta il dito contro il ministro Orazio Schillaci, accusandolo di aver gestito in modo inefficace la riforma della medicina territoriale.

Al centro della contestazione ci sono le Case della Comunità, pilastro del nuovo modello assistenziale previsto dal Pnrr e dal decreto ministeriale 77. Secondo Sereni, il Governo si sarebbe mosso in ritardo e senza un reale confronto con i protagonisti del sistema, in particolare i medici di medicina generale.

Mentre diverse Regioni stavano negoziando accordi per integrare i medici nelle nuove strutture territoriali, il ministero avrebbe tentato una soluzione per via normativa, senza coinvolgere direttamente la categoria. Il risultato, denuncia l’esponente dem, è uno stallo politico e operativo, aggravato dalle divisioni interne alla maggioranza.

“La riforma della medicina generale non si costruisce per decreto”, afferma Sereni, indicando come priorità un percorso condiviso che affronti i nodi della formazione, della carenza di personale — a partire dagli infermieri — e del progressivo indebolimento del rapporto fiduciario tra medico e paziente.

Nel frattempo, il rischio è che uno degli assi portanti della sanità del futuro resti incompiuto. Le Case della Comunità, pensate per avvicinare i servizi ai cittadini e alleggerire la pressione sugli ospedali, potrebbero infatti nascere senza il personale necessario per funzionare.

Il Pd chiede dunque al Governo di chiarire quale sia la strategia reale, sia per salvare i piccoli Comuni dal declino amministrativo sia per rendere operativa la riforma sanitaria territoriale. Due dossier diversi ma legati da un filo comune: la capacità dello Stato di garantire servizi essenziali in modo equo su tutto il territorio nazionale.

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