3 Ottobre 2026, sabato
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Cloud e intelligenza artificiale, l’Europa alza lo scudo: nasce il patto per la sovranità digitale

Presentato il “Cloud and AI Development Act”: quattro livelli di sicurezza per i servizi cloud e nuove regole per gli appalti pubblici. Obiettivo: ridurre la dipendenza da fornitori extra-Ue e rafforzare autonomia, dati e infrastrutture

Un cambio di passo deciso, quasi inevitabile, nella corsa globale alla sovranità digitale. La Commissione europea ha presentato il “Cloud and AI Development Act”, un pacchetto strategico che punta a ridurre la dipendenza dell’Unione dai fornitori tecnologici di Paesi terzi, introducendo criteri stringenti per la gestione dei dati e l’affidamento dei servizi cloud, soprattutto nel settore pubblico.

Il cuore del provvedimento è l’introduzione di un quadro europeo di sovranità per i servizi cloud, destinato a diventare il riferimento per le amministrazioni nazionali nella selezione dei fornitori. Bruxelles parte da una constatazione ormai condivisa: le attuali dipendenze tecnologiche espongono l’Europa a rischi concreti, dalla perdita di controllo sui dati sensibili fino alla vulnerabilità dei servizi essenziali e alla sicurezza economica complessiva.

Per affrontare questa fragilità, il piano prevede un sistema articolato su quattro livelli di garanzia – i cosiddetti “Union Assurance Levels” – che classificano i servizi cloud in base al grado di protezione offerto. I criteri spaziano dalla difesa contro accessi non autorizzati da Paesi terzi alla continuità operativa, dalla resilienza delle infrastrutture alla tutela dei dati sensibili.

Il primo livello rappresenta la soglia minima comune per il settore pubblico europeo, una base uniforme su cui costruire standard condivisi. A salire, i livelli 2, 3 e 4 introducono requisiti via via più rigorosi, accompagnati da verifiche indipendenti e controlli più stringenti.

Particolarmente rilevante è il livello 3, che apre – con cautela – anche agli operatori di Paesi terzi considerati affidabili, a condizione che garantiscano tutele adeguate in materia di protezione dei dati e non siano soggetti a normative incompatibili con il diritto europeo. Una scelta pragmatica, che cerca di bilanciare apertura del mercato e sicurezza strategica.

Il livello 4, il più elevato, è invece destinato agli ambiti più sensibili: difesa, sicurezza nazionale, gestione delle frontiere, giustizia e infrastrutture critiche. Qui il principio è netto: massima autonomia e controllo europeo.

La selezione del livello di garanzia non sarà automatica, ma basata su una valutazione del rischio condotta da Stati membri e istituzioni Ue. Un approccio dichiaratamente proporzionale: non tutti i servizi pubblici richiedono lo stesso grado di protezione, ma ogni amministrazione dovrà pesare attentamente la natura dei dati trattati, l’esposizione a interferenze esterne e le conseguenze di eventuali interruzioni.

Accanto alla dimensione regolatoria, il “Cloud and AI Development Act” guarda anche allo sviluppo industriale. Tra gli obiettivi dichiarati c’è il potenziamento delle infrastrutture digitali europee, con l’ambizione di triplicare la capacità dei data center entro i prossimi cinque-sette anni. Un salto necessario per sostenere la crescita dei servizi digitali e l’adozione su larga scala dell’intelligenza artificiale.

In questa direzione si inserisce anche il sostegno alla strategia “Apply AI”, pensata per accelerare l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei settori produttivi e nella pubblica amministrazione. Il pacchetto prevede inoltre incentivi alla ricerca e all’innovazione nelle tecnologie avanzate e sostenibili, oltre a procedure semplificate per la costruzione di nuovi data center sul territorio europeo.

Non manca, infine, l’attenzione alla sostenibilità: le nuove infrastrutture dovranno rispondere a criteri rigorosi di efficienza energetica, in linea con gli obiettivi della transizione verde.

Nel suo complesso, il piano rappresenta molto più di una riforma tecnica. È un tassello della più ampia strategia europea per affermare autonomia tecnologica in un contesto geopolitico sempre più competitivo. Una sfida che si gioca sul terreno dei dati, delle infrastrutture e della fiducia. E che, da oggi, passa anche da regole più chiare su chi può gestire il “cuore digitale” dell’Europa.

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