6 Ottobre 2026, martedì
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Maldive, immersione nel buio: via al recupero dei sub italiani morti nella grotta

Dopo la localizzazione dei corpi, scatta la fase più delicata dell’operazione. Due salme potrebbero essere riportate in superficie oggi, le altre nelle prossime ore. Intanto emergono dubbi sui permessi dell’escursione

È entrata nella fase più delicata e rischiosa la missione di recupero dei quattro sub italiani morti durante un’immersione nelle acque delle Maldive. Dopo giorni di ricerche, i corpi sono stati individuati all’interno della grotta sommersa dove si è consumata la tragedia. Ora l’operazione si sposta su un terreno ancora più complesso: riportarli in superficie.

Nella giornata di oggi, martedì, tre sub esperti finlandesi tenteranno il primo recupero. Il piano, spiegano le autorità locali, prevede di riportare in superficie almeno due delle quattro salme, mentre le altre potrebbero essere recuperate nella giornata di mercoledì, compatibilmente con le condizioni operative.

A confermare il passaggio alla nuova fase è stato il portavoce del governo maldiviano, Mohammed Hussain Sharif: dopo la localizzazione avvenuta lunedì, la macchina dei soccorsi è entrata nel vivo. Ma si tratta di un intervento tutt’altro che ordinario.

Le difficoltà sono legate alla natura stessa dell’ambiente in cui si trovano i corpi: una grotta sottomarina, caratterizzata da passaggi stretti, oscurità totale e visibilità ridotta. Un contesto che trasforma ogni movimento in un rischio calcolato.

A sottolinearlo è Laura Marroni, amministratrice delegata della fondazione Dan Europe, da anni impegnata nella sicurezza delle immersioni: operare in cavità sommerse richiede competenze altamente specialistiche e una gestione rigorosa dei margini di sicurezza. La profondità aumenta man mano che ci si addentra nella grotta, mentre ostacoli naturali e sedimenti possono compromettere l’orientamento e la visibilità.

In scenari simili, spiegano gli esperti, la priorità assoluta resta la sicurezza dei soccorritori. Un principio che guida anche l’azione della squadra internazionale impegnata nel recupero: professionisti addestrati proprio per affrontare condizioni estreme, chiamati però a non oltrepassare mai la soglia del rischio accettabile.

Parallelamente all’operazione sul campo, proseguono le verifiche delle autorità maldiviane. Al centro dell’indagine ci sono i permessi per l’immersione: secondo quanto riferito dallo stesso Sharif, potrebbero emergere irregolarità nelle autorizzazioni necessarie per esplorare quell’area. Un elemento che ha già portato allo stop temporaneo di altre attività simili, per consentire agli investigatori di chiarire eventuali responsabilità.

Mentre il mare delle Maldive continua a restituire lentamente le vittime di questa tragedia, resta aperta una doppia partita: da un lato il recupero, complesso e carico di tensione; dall’altro l’accertamento dei fatti, che dovrà stabilire se e dove si sia spezzata la catena della sicurezza.

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