2 Ottobre 2026, venerdì
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Modena, l’auto sulla folla e il profilo di Salim El Koudri: fragilità, isolamento e un gesto ancora senza movente

Trentunenne laureato, senza precedenti e fuori dai circuiti estremisti: al centro dell’inchiesta il suo equilibrio psichico e gli ultimi mesi di vita nel Modenese

Fino al pomeriggio di sabato 16 maggio il suo nome era sconosciuto ai più. Oggi, invece, quello di Salim El Koudri è al centro di un’indagine complessa che cerca di dare un senso a quanto accaduto nel cuore di Modena, dove il 31enne ha lanciato la propria auto contro i passanti lungo via Emilia, provocando diversi feriti.

Gli investigatori stanno ricostruendo ogni dettaglio della sua vita recente, ma il quadro che emerge – almeno per ora – è lontano da quello di un gesto maturato in ambienti ideologici o estremisti. Piuttosto, prende forma il ritratto di una persona fragile, segnata da isolamento e difficoltà personali.

Un’esistenza senza ombre giudiziarie

Nato a Seriate, in provincia di Bergamo, da genitori marocchini e cresciuto nel Modenese, El Koudri non aveva precedenti penali né segnalazioni. Nessun legame con gruppi radicali, nessuna frequentazione sospetta: una biografia, almeno in apparenza, ordinaria.

Gli accertamenti condotti da Digos e squadra mobile escludono, allo stato attuale, qualsiasi coinvolgimento in circuiti dell’estremismo islamico. Non risultano frequentazioni di moschee, né attività riconducibili a radicalizzazione online. Anche dai dispositivi elettronici sequestrati non emergerebbero elementi in questa direzione.

L’attenzione degli inquirenti si concentra dunque su un altro fronte: quello personale e psicologico.

Studio, disoccupazione e isolamento

El Koudri aveva costruito il proprio percorso tra Ravarino e il territorio modenese. Dopo gli studi, si era laureato in Economia aziendale all’Università di Modena. Un traguardo che però non si era tradotto in stabilità lavorativa.

Da tempo cercava un impiego senza successo, una condizione che – secondo chi lo conosceva – avrebbe contribuito ad accentuare un progressivo ripiegamento su se stesso. Viene descritto come una persona riservata, lontana da contesti conflittuali, ma sempre più isolata.

Il nodo della salute mentale

Uno degli elementi centrali dell’inchiesta riguarda il suo passato sanitario. Fino al 2022, infatti, il 31enne era seguito dal Centro di salute mentale dell’Ausl di Modena.

Le autorità hanno acquisito la documentazione clinica per ricostruire il percorso terapeutico e comprendere il quadro della sua condizione psichica. Secondo le prime informazioni, El Koudri sarebbe stato seguito per disturbi della personalità riconducibili a un profilo schizoide.

Dopo quel periodo, tuttavia, i contatti con i servizi si sarebbero interrotti. Da allora, il suo percorso è rimasto privo di monitoraggio sanitario, un elemento che gli investigatori considerano cruciale per comprendere l’evoluzione della sua condizione.

Non si esclude, inoltre, che eventuali episodi di emarginazione o difficoltà relazionali possano aver aggravato una fragilità già presente.

Le indagini: nessuna pista esclusa

Dopo l’arresto, le forze dell’ordine hanno perquisito a lungo l’abitazione in cui El Koudri viveva a Ravarino. Anche in questo caso, i primi riscontri sembrano escludere scenari legati al terrorismo: nessuna arma, nessun materiale sospetto, nessun simbolo riconducibile a ideologie radicali.

Sotto esame restano il telefono cellulare, i dispositivi informatici e i movimenti bancari, nel tentativo di ricostruire relazioni, abitudini e segnali eventualmente trascurati nei giorni precedenti al gesto.

Sono già state ascoltate diverse persone del suo ambiente quotidiano, tra vicini e conoscenti. Al momento dell’arresto, secondo quanto riferito, non era sotto l’effetto di sostanze stupefacenti; resta invece da chiarire l’eventuale assunzione di farmaci.

Il punto interrogativo sul movente

Resta ancora senza risposta la domanda centrale: perché?

Gli inquirenti stanno cercando di capire se la scelta di via Emilia sia stata casuale – una delle arterie più frequentate del centro – oppure se vi sia un legame con la sua esperienza personale, magari con tentativi falliti di trovare lavoro proprio in quella zona.

Per ora, il gesto resta sospeso tra l’imprevedibilità e il disagio. Un episodio che, più che rimandare a matrici ideologiche, sembra emergere da una zona grigia fatta di solitudine, fragilità e percorsi interrotti. Ed è proprio lì che si concentrano, oggi, gli sforzi investigativi.

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