Il denaro c’è, ma è come se non esistesse. Rimasto intatto, immobile, sospeso in un conto dedicato, lontano dalla quotidianità e dalle necessità della famiglia Poggi. È questo il quadro che emerge dalle parole dell’avvocato Gian Luigi Tizzoni, che interviene con fermezza in uno dei dibattiti più accesi riemersi attorno al delitto di Garlasco: quello sul risarcimento versato negli anni da Alberto Stasi, unico condannato per l’omicidio di Chiara Poggi.
Una questione che, negli ultimi giorni, è tornata a infiammare l’opinione pubblica, complici nuovi sviluppi e interrogativi riaperti sul caso. Ma il legale dei Poggi mette subito un punto fermo: quelle somme non sono mai state toccate. Non solo. Se un eventuale futuro giudiziario dovesse ribaltare la condanna, la famiglia è pronta a restituirle integralmente.
“Per i Poggi la priorità è sempre stata una sola: l’accertamento della verità”, sottolinea Tizzoni, respingendo con amarezza ogni insinuazione su possibili interessi economici. “Oggi qualcuno sembra voler rimettere in discussione quel percorso, ma il confronto avverrà nelle sedi opportune, nelle aule di giustizia”.
Le cifre circolate, spesso gonfiate da ricostruzioni mediatiche, vengono ridimensionate dallo stesso avvocato: tra i 350 e i 400 mila euro complessivi, una somma definita “importante e degna”, ma comunque già erosa da spese legali e consulenze tecniche affrontate nel corso degli anni. Risorse che, precisa Tizzoni, verrebbero comunque restituite.
Il punto, tuttavia, non è economico. Anzi, proprio l’insistenza sul denaro viene giudicata “svilente”. “È difficile anche solo immaginare che, tra i pensieri della famiglia Poggi, possa esserci – anche lontanamente – una valutazione di natura monetaria”, osserva il legale.
Nel frattempo, la vita dei Poggi prosegue lontano da quel capitale congelato. “Quelle somme sono bloccate su un conto dedicato”, spiega Tizzoni. “Non vengono utilizzate per le esigenze quotidiane. La famiglia continua ad andare avanti con le proprie disponibilità, affrontando ancora oggi costi, disagi e un carico emotivo che non si è mai alleggerito”.
A quasi due decenni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso continua a muoversi tra memoria, giustizia e nuove ombre. E mentre il dibattito pubblico si accende, la posizione della famiglia resta ancorata a un principio netto: la verità, prima di tutto. Anche a costo di restituire ogni euro.
