15 Agosto 2026, sabato
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Operazione “Back Door”, smantellata rete dello spaccio tra Piemonte e Liguria: 21 indagati

Maxi blitz dei Carabinieri tra Novara, Varese, Imperia e Vercelli: traffico di droga, estorsioni e tentativi di depistaggio. Al centro un presunto regista novarese

Dalle prime luci dell’alba, un’ampia operazione antidroga ha attraversato quattro province del Nord Italia, portando all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di 21 persone ritenute, allo stato delle indagini, gravemente indiziate di un articolato sistema di traffico e detenzione di sostanze stupefacenti. L’operazione, denominata “Back Door”, ha coinvolto i territori di Novara, Varese, Imperia e Vercelli, delineando un quadro investigativo che intreccia spaccio su larga scala, estorsioni e tentativi di inquinamento probatorio.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Novara e condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri, si è sviluppata tra gennaio e luglio 2025, avvalendosi del supporto della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga. Nella fase esecutiva sono stati impiegati reparti territoriali, unità specializzate del 1° Reggimento “Piemonte” e un’unità cinofila, a conferma della rilevanza dell’operazione.

Il provvedimento cautelare emesso dal Gip del Tribunale di Novara ha disposto quattro custodie in carcere, quattro arresti domiciliari e tredici misure meno afflittive tra obbligo di dimora e presentazione alla polizia giudiziaria.

Una rete capillare tra più province

Le investigazioni hanno ricostruito un sistema complesso e ben organizzato, basato su una rete di approvvigionamento e distribuzione di cocaina, hashish e marijuana. Il gruppo operava prevalentemente nel Novarese, ma con ramificazioni significative nel Varesotto — in particolare nell’area di Saronno —, nel Milanese, nell’Alessandrino e fino alla provincia di Imperia.

Al centro dell’organizzazione, secondo l’ipotesi accusatoria, vi sarebbe un cinquantenne novarese, ritenuto figura di riferimento per l’acquisto di ingenti quantitativi di droga da fornitori di alto livello, anche stranieri, e per la successiva redistribuzione sul territorio.

Le indagini hanno documentato traffici anche di diversi chilogrammi di stupefacente, gestiti attraverso modalità sofisticate: utenze telefoniche fittizie, applicazioni criptate e un linguaggio in codice — “latte” o “bianca” per la cocaina, “piastrelle” per l’hashish, “verde” per la marijuana — oltre all’impiego di auto “staffetta” per eludere i controlli.

Il blitz decisivo e la base logistica

Una svolta investigativa si è registrata nel giugno 2025, quando il monitoraggio di una trasferta nel Varesotto ha permesso ai militari di fermare due soggetti e risalire a una base logistica a Galliate. La perquisizione ha portato al sequestro di circa 205 grammi di cocaina, 95 grammi di hashish, materiale per il confezionamento e quasi 10mila euro in contanti. In quell’occasione è scattato anche un arresto in flagranza.

Estorsioni e minacce per recuperare i crediti

Accanto al traffico di droga, l’inchiesta ha fatto emergere un ulteriore fronte: quello delle estorsioni legate al recupero dei crediti. Debiti accumulati per forniture non pagate — superiori ai 120mila euro e in alcuni casi fino a 160mila — avrebbero innescato pesanti pressioni intimidatorie.

Secondo quanto ricostruito, uno dei principali fornitori avrebbe minacciato ritorsioni violente, arrivando a evocare pericoli anche per i familiari dei debitori. Un elemento che evidenzia la pericolosità del contesto e la capacità del gruppo di esercitare controllo e coercizione.

Il tentativo di depistaggio

Le indagini hanno inoltre documentato un tentativo di frode processuale volto a ottenere la scarcerazione di uno degli indagati. Attraverso documentazione ritenuta mendace, sarebbe stata falsamente attestata la disponibilità di un immobile nel Vercellese idoneo ai domiciliari.

Gli accertamenti dei Carabinieri hanno però smentito la versione fornita, evidenziando l’assenza di un titolo valido e l’inidoneità dell’abitazione. Un episodio che, secondo il Gip, dimostrerebbe la concreta capacità degli indagati di interferire con l’accertamento dei fatti.

Niente associazione, ma un sistema rodato

Pur riconoscendo la struttura articolata dell’attività criminale, il giudice ha escluso, allo stato, la configurabilità del reato associativo, ritenendo le condotte riconducibili a una pluralità di episodi in concorso, caratterizzati da rapporti non stabili ma fondati su interessi economici contingenti.

L’operazione “Back Door” si inserisce in un più ampio piano di contrasto al traffico di stupefacenti e ha consentito di interrompere un circuito illecito significativo, con ricadute potenzialmente rilevanti sulla sicurezza dei territori coinvolti. Un intervento che, ancora una volta, fotografa la capacità delle organizzazioni di adattarsi e ramificarsi, ma anche la risposta investigativa sempre più mirata delle forze dell’ordine.

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