5 Ottobre 2026, lunedì
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Aggredito in strada perché indossa la kippah: allarme antisemitismo a Roma

Violenza nel quartiere Marconi: accertamenti in corso, possibile movente antisemita. La vittima non ha ancora sporto denuncia

Un pomeriggio di ordinaria quotidianità trasformato in una scena di violenza. È accaduto domenica, nel quartiere Marconi di Roma, dove un uomo è stato aggredito mentre passeggiava con la moglie e la figlia lungo via Gerolamo Cardano. Un episodio ancora avvolto da diversi interrogativi, ma che – secondo le prime testimonianze – potrebbe avere un inquietante sfondo antisemita.

La vittima, che indossava una kippah, simbolo della tradizione ebraica, sarebbe stata avvicinata da almeno due persone e insultata prima che la situazione degenerasse in un’aggressione fisica. L’uomo avrebbe tentato di difendersi, mentre la moglie chiedeva aiuto urlando. Una scena concitata, avvenuta in strada e sotto gli occhi di alcuni passanti.

Al momento, la polizia sta ricostruendo la dinamica dei fatti. Non risulta ancora formalizzata una denuncia da parte dell’uomo o dei familiari, elemento che rende più complesso il lavoro investigativo. Gli agenti stanno valutando l’acquisizione delle immagini delle telecamere di sorveglianza della zona, che potrebbero fornire elementi utili per identificare i responsabili e chiarire quanto accaduto. Non è stato ancora accertato con certezza se la vittima abbia riportato ferite tali da richiedere l’intervento del personale sanitario, anche se, secondo alcune ricostruzioni, sarebbe stata accompagnata in ospedale per le cure.

Le testimonianze raccolte, in gran parte diffuse sui social, parlano di aggressori descritti come giovani dalla carnagione olivastra. Ma su questo punto gli inquirenti mantengono la massima cautela. Più rilevante, invece, sarebbe il contenuto degli insulti rivolti all’uomo: secondo quanto riferito, l’aggressione sarebbe stata motivata proprio dal fatto che indossava il copricapo ebraico. Un dettaglio che, se confermato, configurerebbe un episodio con aggravante di odio razziale, come previsto dalla normativa vigente.

Le indagini si concentrano ora su due fronti: da un lato la ricostruzione puntuale dell’accaduto, dall’altro l’individuazione dei responsabili. Un lavoro che punta a verificare se si sia trattato di un’aggressione isolata o se l’episodio si inserisca in un contesto più ampio di tensioni e intolleranza.

A denunciare con forza quanto accaduto è Victor Fadlun, presidente della Comunità ebraica di Roma: «È successo anche a Roma. Un nostro iscritto, che non voleva rinunciare a indossare la kippah, è stato per questo insultato e aggredito». Fadlun parla apertamente di un clima preoccupante: «L’antisemitismo esiste da sempre, ma dopo il 7 ottobre è aumentato in maniera esponenziale». E sottolinea come episodi di questo tipo mettano in discussione «i valori fondamentali della Costituzione».

Ferma condanna arriva anche dal sindaco Roberto Gualtieri, che definisce l’accaduto «un fatto gravissimo e inaccettabile». «Roma – ricorda – è una città che da oltre duemila anni convive con la sua comunità ebraica, costruendo nel rispetto una parte essenziale della propria identità». Il primo cittadino ha espresso fiducia nel lavoro delle forze dell’ordine, ribadendo l’impegno dell’amministrazione nel contrastare ogni forma di discriminazione.

Sulla stessa linea anche Edmondo Cirielli, che parla di un episodio «grave e inaccettabile» inserito in un contesto internazionale segnato da una crescente recrudescenza di fenomeni antisemiti. «È fondamentale – ha dichiarato – una condanna unanime e senza esitazioni», ribadendo la necessità di garantire a ogni cittadino la libertà di vivere la propria identità e la propria fede in sicurezza.

In attesa che le indagini facciano piena luce, resta il segnale di un episodio che riaccende l’attenzione su un tema sensibile e attuale. Roma, città simbolo di convivenza e stratificazione culturale, si trova ancora una volta a fare i conti con un fenomeno che interpella non solo la sicurezza, ma anche i valori fondanti della società civile.

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