3 Ottobre 2026, sabato
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Crosetto alla Camera: “Nessuna guerra, ma rispetto degli accordi”. Opposizioni all’attacco

Informativa del ministro della Difesa sull’uso delle basi Usa in Italia: maggioranza compatta, ma dalle opposizioni pioggia di critiche. Al centro il conflitto in Medio Oriente e il ruolo del Paese

Nessun voto, ma un confronto politico acceso e carico di tensione. Nell’Aula della Camera, l’informativa del ministro della Difesa Guido Crosetto sull’utilizzo delle basi militari italiane da parte degli Stati Uniti – tema riemerso con forza dopo lo stop ai bombardieri diretti in Iran dalla base di Sigonella – si trasforma rapidamente in un banco di prova per la politica estera e di sicurezza del governo.

Crosetto rivendica una linea di continuità istituzionale: in oltre settant’anni, sottolinea, “nessun governo ha mai disatteso o messo in discussione i trattati tra Italia e Stati Uniti”. Un passaggio che suona come una difesa preventiva rispetto alle critiche, ma anche come un perimetro invalicabile dell’azione dell’esecutivo.

Il ministro insiste su un equilibrio delicato: rispetto degli impegni internazionali, ancoraggio alla Costituzione e rifiuto tanto delle “rotture isteriche” quanto delle “subordinazioni infantili”. Tradotto: l’Italia resta alleata degli Stati Uniti, ma non è in guerra e non intende esserlo. Una posizione che mira a rassicurare, ma che non spegne le polemiche.

Le opposizioni: “Scelte politiche, non automatismi”

Dal fronte delle opposizioni, l’accusa è chiara: dietro il richiamo ai trattati si nasconderebbe una rinuncia alla politica. Nicola Fratoianni (Avs) parla apertamente di “default della politica”, contestando l’idea che non esistano alternative. “La Spagna ha chiuso lo spazio aereo, è una scelta politica”, incalza, chiedendo al governo di prendere posizione su quello che definisce un conflitto “criminale”.

Nel suo intervento, Fratoianni punta il dito contro l’escalation internazionale e le dichiarazioni provenienti da Washington, evocando il rischio di una deriva incontrollabile. La richiesta è netta: atti concreti, dalla chiusura dello spazio aereo a una iniziativa italiana alle Nazioni Unite.

Ancora più duro il Movimento 5 Stelle. Riccardo Ricciardi dipinge uno scenario globale segnato da instabilità e interessi economici, accusando il governo di inerzia mentre famiglie e imprese rischiano di pagare il prezzo di un “lockdown energetico”. Nel mirino anche la presidente del Consiglio, invitata provocatoriamente ad andare direttamente negli Stati Uniti a trattare sul petrolio.

Il Partito democratico sceglie un registro diverso ma non meno critico. Chiara Braga respinge qualsiasi insinuazione di irresponsabilità: “Conosciamo e abbiamo rispettato i trattati”, chiarisce, ribadendo che nessuno chiede di metterli in discussione. Il punto, per i dem, non è la cornice giuridica, ma la gestione politica della crisi.

La maggioranza: equilibrio e interesse nazionale

Sul fronte della maggioranza, la linea resta compatta nel difendere l’operato del governo. Fabrizio Cecchetti (Lega) richiama il contesto internazionale, sottolineando come l’Italia non sia stata protagonista della crisi ma ne subisca inevitabilmente le conseguenze. Da qui la necessità di pragmatismo, soprattutto sul fronte energetico, dove torna il tema della diversificazione delle fonti – senza escludere, pragmaticamente, neppure il dialogo su gas e petrolio russi.

Per Forza Italia, con Andrea Orsini, la parola chiave è equilibrio. L’alleanza con Washington non è in discussione, ma – avverte – “alleanza non significa subordinazione”. Un messaggio che prova a tenere insieme fedeltà atlantica e autonomia politica, rivendicando il diritto di esprimere dissenso quando necessario, anche verso gli Stati Uniti.

Un’ora e mezza di confronto, un nodo irrisolto

Il dibattito, scandito dagli interventi dei gruppi parlamentari (sette minuti ciascuno per circa un’ora e mezza complessiva), restituisce l’immagine di un Parlamento diviso non tanto sui vincoli internazionali, quanto sull’interpretazione del ruolo che l’Italia dovrebbe giocare in una fase di crescente instabilità globale.

Sul fondo resta una domanda irrisolta: fino a che punto il rispetto degli accordi può convivere con una reale autonomia politica? Crosetto prova a tracciare una linea di equilibrio, ma l’Aula dimostra che quella linea, oggi, è tutt’altro che condivisa.

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