9 Agosto 2026, domenica
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Fisco ai massimi da un decennio: pressione al 43,1%, famiglie più fragili tra redditi in calo e risparmi erosi

I dati Istat fotografano un’Italia che incassa di più ma consuma certezze: cresce il peso delle tasse, scende il potere d’acquisto. Migliora il deficit, ma la tenuta sociale resta il vero nodo

L’Italia torna a fare i conti con un fisco sempre più pesante, mentre le famiglie vedono assottigliarsi redditi, risparmi e capacità di spesa. La fotografia scattata dall’Istat sul 2025 restituisce un quadro complesso, fatto di conti pubblici in miglioramento ma di condizioni economiche quotidiane in progressivo deterioramento.

La pressione fiscale ha raggiunto il 43,1% del Pil, segnando un aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al 2024. È il dato più elevato degli ultimi dieci anni: per ritrovare lo stesso livello bisogna risalire al 2014. Un segnale chiaro di come il peso complessivo di imposte e contributi continui a gravare in modo significativo sul sistema economico.

Ancora più marcato il dato relativo all’ultimo scorcio dell’anno. Nel quarto trimestre del 2025, la pressione fiscale è salita al 51,4%, in crescita di 0,8 punti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Anche in questo caso si tratta di un ritorno ai livelli di oltre un decennio fa, sfiorando i picchi registrati nel 2014.

Ma mentre lo Stato incassa di più, le famiglie fanno più fatica. Il reddito disponibile ha registrato una flessione dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, a fronte di consumi che, seppur in lieve crescita (+0,5%), sembrano sostenuti più dall’erosione dei risparmi che da una reale espansione della capacità di spesa.

A confermarlo è il calo della propensione al risparmio, scesa al 7,8%, con una riduzione di 0,8 punti percentuali. Un dato che racconta di famiglie costrette ad attingere ai propri accantonamenti per mantenere invariati i livelli di consumo. Ancora più significativo il dato sul potere d’acquisto, in diminuzione dello 0,8%: un segnale diretto dell’impatto dell’inflazione e della pressione fiscale sui bilanci domestici.

Sul fronte dei conti pubblici, invece, emergono elementi di maggiore stabilità. L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche si è attestato al -3,1% del Pil nell’intero 2025, in miglioramento rispetto al -3,4% dell’anno precedente. Un risultato che conferma il percorso di graduale rientro del deficit e che risulta coerente con i dati trasmessi a Eurostat nell’ambito della procedura sui disavanzi eccessivi.

Non solo. I saldi principali mostrano segnali positivi: nei dodici mesi del 2025 il saldo primario si è attestato allo 0,8% del Pil, mentre il saldo corrente ha raggiunto il 2,2%, entrambi in miglioramento rispetto al 2024. Anche il quarto trimestre conferma questa tendenza, con un saldo complessivo positivo pari all’1,4% del Pil.

Nel dettaglio, il saldo primario – al netto degli interessi sul debito – ha toccato il 5,1% del Pil, mentre il saldo corrente si è attestato al 6,9%. Numeri che evidenziano una gestione più solida della finanza pubblica, ma che si inseriscono in un contesto economico in cui il peso dell’aggiustamento sembra scaricarsi in larga parte sui contribuenti.

Il paradosso italiano del 2025 è tutto qui: conti pubblici che migliorano, ma a prezzo di una crescente compressione della capacità economica delle famiglie. Una dinamica che, nel medio periodo, rischia di trasformarsi nel vero limite alla crescita.

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