Le tensioni crescenti in Medio Oriente, con il rischio concreto di una paralisi nello Stretto di Hormuz, aprono scenari economici che gli analisti definiscono già ora potenzialmente “senza precedenti”. A lanciare l’allarme sono quattro tra i principali capi economisti interpellati dal Forum economico mondiale, chiamati a valutare le ricadute di una crisi che, giorno dopo giorno, assume contorni sempre più sistemici.
Se da un lato l’impatto complessivo resta ancora difficile da quantificare, dall’altro gli indicatori iniziano a delineare un quadro estremamente preoccupante. Gli esperti parlano apertamente della possibilità di uno shock economico globale paragonabile, per intensità e diffusione, a quello innescato dalla pandemia di Covid-19, soprattutto nell’ipotesi di un conflitto destinato a protrarsi nel tempo.
Al centro delle preoccupazioni c’è lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico mondiale. Una sua quasi-chiusura rappresenterebbe un colpo diretto alle forniture di petrolio e gas, con effetti immediati sui prezzi e, a cascata, sull’inflazione globale, sulla produzione industriale e sulla stabilità dei mercati finanziari.
Tra le voci più nette, quella di Saad Rahim, capo economista di Trafigura, che sottolinea come l’attuale livello di perturbazione sia già di per sé eccezionale. “Se le condizioni attuali dovessero persistere – avverte – ci troveremmo di fronte a qualcosa che non ha precedenti nella storia economica recente”.
Il timore condiviso è che l’escalation militare possa trasformarsi rapidamente in una crisi energetica globale, capace di innescare una nuova fase di rallentamento economico, se non una vera e propria recessione. Le catene di approvvigionamento, già messe alla prova negli ultimi anni, rischierebbero ulteriori interruzioni, mentre le economie più dipendenti dalle importazioni energetiche si troverebbero esposte a pressioni difficilmente sostenibili.
In questo contesto, la variabile tempo diventa decisiva. Un conflitto breve potrebbe limitare i danni, pur in un quadro di forte volatilità. Ma una guerra prolungata, avvertono gli economisti, avrebbe effetti strutturali e duraturi, ridefinendo equilibri geopolitici ed economici su scala globale.
L’incertezza resta elevata, ma il segnale è chiaro: il mondo si trova di fronte a un potenziale punto di svolta, in cui la dimensione geopolitica e quella economica tornano a intrecciarsi in modo profondo, con conseguenze che potrebbero segnare il prossimo decennio.
