Dall’emergenza energetica al tema, sempre più centrale, dell’inclusione e dei servizi per l’autismo: il Partito democratico torna all’attacco del governo guidato da Giorgia Meloni, denunciando quella che definisce una distanza crescente tra le priorità dell’esecutivo e i bisogni concreti del Paese.
A farsi portavoce delle critiche è Alessandro Zan, componente della segreteria nazionale dem, che punta il dito contro l’inerzia del governo sul fronte economico ed energetico. In un contesto segnato dall’aumento dei prezzi dei carburanti e dall’allarme lanciato dall’Unione europea sulla necessità di ridurre i consumi, Zan descrive un esecutivo “asserragliato nel palazzo”, più concentrato su vicende politiche e difensive che sulle difficoltà quotidiane di famiglie e imprese.
Secondo l’europarlamentare, mentre il costo dell’energia pesa sempre di più sui bilanci degli italiani, la risposta dell’esecutivo si tradurrebbe in scelte politiche lontane dall’emergenza reale: dalla gestione di casi controversi interni alla maggioranza fino allo scontro parlamentare che ha portato alla sospensione di 32 deputati. Una linea che, nella lettura del Pd, evidenzierebbe l’assenza di una strategia economica chiara e strutturata.
“Famiglie e imprese sono lasciate sole”, è il senso dell’accusa, con il governo impegnato — sostiene Zan — più a contenere danni politici che ad affrontare il caro vita e la crisi energetica.
Sul versante sociale, il focus si sposta su un’altra emergenza silenziosa ma crescente: l’autismo. A intervenire è Marina Sereni, responsabile Salute nella segreteria dem, che richiama l’attenzione su numeri in costante aumento e su un sistema che fatica a stare al passo.
“In Italia un bambino su 77 riceve una diagnosi dello spettro autistico”, sottolinea Sereni, ricordando come le persone coinvolte siano ormai circa mezzo milione. Un incremento che, se da un lato riflette una maggiore consapevolezza e progressi nella diagnosi precoce, dall’altro rappresenta una sfida strutturale per il sistema sociosanitario.
Il nodo centrale, evidenzia l’esponente Pd, riguarda la capacità di garantire servizi adeguati e uniformi sul territorio nazionale, oggi ancora fortemente disomogenei, soprattutto nel Mezzogiorno. La questione non è solo quantitativa — il numero delle prestazioni — ma qualitativa: serve un modello che metta al centro la presa in carico della persona, l’integrazione tra sanitario e sociale e il sostegno lungo tutto l’arco della vita.
Da qui la richiesta di un cambio di paradigma, che coinvolga non solo il Servizio sanitario nazionale ma anche il welfare locale, la scuola e il mondo del lavoro. Un processo che, secondo Sereni, richiede investimenti ben più consistenti rispetto a quelli annunciati dal governo.
Lo stanziamento di 10 milioni di euro per rafforzare la rete dei servizi per l’autismo viene giudicato insufficiente e, soprattutto, ancora tutto da verificare nella sua concreta attuazione. “Ben lontani da ciò che servirebbe davvero”, è la valutazione, anche alla luce degli obiettivi fissati dal decreto legislativo 62/2024.
Due fronti diversi, dunque, ma un’unica linea politica: per il Partito democratico, il governo appare incapace di affrontare le sfide strutturali del Paese, oscillando tra gestione delle emergenze e annunci considerati non all’altezza. Dall’energia al sociale, la critica converge su un punto preciso: senza una visione strategica e risorse adeguate, il rischio è quello di lasciare irrisolti i nodi più profondi della società italiana.
