Le Borse europee provano a rialzare la testa nell’ultima seduta della settimana, archiviando in apertura un recupero diffuso dopo le perdite della vigilia. I principali listini del continente – da Milano a Parigi fino a Francoforte – avanzano attorno all’1%, in un tentativo di riassorbire le tensioni accumulate nelle ultime ore.
Un rimbalzo che resta però fragile, inserito in un contesto dominato da variabili geopolitiche e finanziarie tutt’altro che rassicuranti.
Petrolio in frenata dopo le aperture Usa
Sul fronte energetico, i prezzi del petrolio segnano una battuta d’arresto. A pesare sono le dichiarazioni del segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, che ha ipotizzato un allentamento delle sanzioni sul greggio iraniano già in circolazione, aprendo alla possibilità di acquisti anche da parte dei Paesi alleati di Washington.
Il mercato ha reagito immediatamente: il greggio WTI scivola a quota 94 dollari al barile, mentre il Brent si attesta intorno ai 107 dollari.
A contribuire al raffreddamento delle quotazioni anche le parole del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha annunciato l’intenzione di non colpire ulteriormente le infrastrutture energetiche iraniane. Parallelamente, si muove la diplomazia internazionale: Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Giappone e Canada valutano la creazione di una task force per garantire la sicurezza dello stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio globale di energia.
Il giorno delle “quattro streghe”
La seduta odierna è resa ancora più delicata dalla coincidenza tecnica delle cosiddette “quattro streghe”, ovvero la scadenza simultanea di future e opzioni su indici e azioni. Un appuntamento che tradizionalmente amplifica la volatilità e rende i movimenti di mercato più bruschi e imprevedibili.
A innervosire ulteriormente gli investitori sono le notizie provenienti dal Medio Oriente e le tensioni politiche negli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump ha infatti ventilato la possibilità di chiedere al Congresso nuovi fondi – fino a 200 miliardi di dollari – per sostenere lo sforzo bellico, alimentando malumori a Washington.
Sul fronte monetario, nessuna sorpresa da Banca Centrale Europea, che nella riunione di ieri ha confermato i tassi di interesse ai livelli attuali, mantenendo un approccio prudente in attesa di segnali più chiari sull’inflazione.
Valute, oro e criptovalute
Sul mercato dei cambi, l’euro resta debole sotto quota 1,16 contro il dollaro, scambiato a 1,1573. In rialzo invece il cambio con lo yen, a 183,211.
Stabilità per il Bitcoin, che oscilla attorno ai 70.500 dollari senza variazioni significative.
Dopo il brusco calo della vigilia, torna invece a salire l’oro: il metallo prezioso recupera l’1,6%, riportandosi a 4.680 dollari l’oncia (spot e future), pur restando avviato verso la terza settimana consecutiva in territorio negativo.
In calo infine il gas naturale scambiato ad Amsterdam, che perde oltre il 2% scendendo a 60,5 euro per megawattora, segnale di un momentaneo allentamento delle tensioni sul fronte energetico europeo.
In sintesi, i mercati tentano un rimbalzo tecnico ma restano appesi a un equilibrio instabile: tra diplomazia, materie prime e scadenze finanziarie, la direzione resta tutt’altro che definita.
