5 Ottobre 2026, lunedì
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Missili iraniani intercettati dalla Nato e marines Usa in rotta verso il Medio Oriente: cresce il rischio escalation

Terzo missile balistico abbattuto nello spazio aereo turco dall’inizio del conflitto. A Teheran esplosione vicino alla manifestazione del Giorno del Quds. Il Pentagono invia 5.000 marines e nuove unità navali mentre le Borse europee perdono oltre 1.100 miliardi. Meloni: «L’Italia lavora per allentare la tensione».

Il conflitto in Medio Oriente continua ad allargare il proprio raggio d’azione, intrecciando dimensione militare, tensioni diplomatiche e ripercussioni economiche globali. Nelle ultime ore la Nato ha intercettato un nuovo missile balistico iraniano diretto verso la Turchia, mentre gli Stati Uniti rafforzano il proprio dispositivo militare nell’area con l’invio di migliaia di marines e ulteriori unità navali.

A rendere ancora più instabile il quadro è un’esplosione registrata a Teheran nei pressi di una piazza affollata per le celebrazioni del Giorno del Quds, la manifestazione annuale di sostegno alla causa palestinese. Sul fronte finanziario, nel frattempo, l’onda lunga della crisi si riflette sui mercati: in appena due settimane di guerra le Borse europee hanno visto andare in fumo 1.162 miliardi di euro di capitalizzazione, segnale di una crescente inquietudine tra investitori e operatori economici.

La Nato intercetta il terzo missile

Le forze di difesa dell’Alleanza atlantica hanno neutralizzato un terzo missile balistico iraniano penetrato nello spazio aereo turco dall’inizio delle ostilità. L’intercettazione conferma il livello di allerta lungo il fianco sud-orientale della Nato e il rischio che il conflitto possa coinvolgere indirettamente territori di Paesi membri.

La Turchia, crocevia strategico tra Europa e Medio Oriente, resta uno dei punti più sensibili dell’intera crisi, esposta sia alle traiettorie dei missili sia alle conseguenze politiche e militari di un eventuale ampliamento del conflitto.

Il Pentagono rafforza la presenza militare

Parallelamente Washington ha deciso di rafforzare il proprio dispositivo nella regione. Il Pentagono ha disposto l’invio di 5.000 marines insieme ad altre unità navali dirette verso il Medio Oriente, con l’obiettivo di consolidare la presenza militare statunitense nelle aree più strategiche e proteggere le rotte marittime vitali per il commercio internazionale.

Si tratta di una misura di deterrenza che mira a prevenire un’ulteriore escalation e a garantire la sicurezza delle infrastrutture energetiche e dei traffici commerciali, in particolare nel Golfo Persico.

In questo contesto gli Stati Uniti hanno inoltre autorizzato, per un periodo limitato e circoscritto, l’acquisto di petrolio russo già in transito, una decisione pensata per evitare tensioni immediate sul mercato energetico globale.

Trump: «Le navi attraversino lo stretto di Hormuz»

Sullo sfondo resta il nodo cruciale dello stretto di Hormuz, passaggio obbligato per una quota significativa del petrolio mondiale.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, intervenendo in un’intervista a Fox News, ha invitato le navi mercantili ferme nelle vicinanze del passaggio strategico a non bloccare il traffico marittimo. Secondo il capo della Casa Bianca, le imbarcazioni dovrebbero «tirare fuori gli attributi e attraversarlo», sottolineando l’importanza di mantenere aperta una delle principali arterie energetiche del pianeta.

Esplosione a Teheran durante il Giorno del Quds

Nelle stesse ore una forte esplosione è stata segnalata a Teheran nei pressi di una piazza dove si stava svolgendo la manifestazione del Giorno del Quds.

La ricorrenza, istituita dopo la rivoluzione islamica del 1979, rappresenta uno dei momenti più simbolici della mobilitazione politica e religiosa iraniana a sostegno della causa palestinese. Le autorità non hanno ancora chiarito le cause dell’esplosione, ma l’episodio contribuisce ad alimentare la tensione già altissima nel Paese.

L’Italia punta sulla de-escalation

In Europa cresce la preoccupazione per le possibili conseguenze della crisi. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito la linea diplomatica dell’Italia, sottolineando l’impegno del governo nel favorire una riduzione della tensione.

«L’Italia resta fermamente impegnata nel promuovere un allentamento della tensione», ha dichiarato la premier. «Continueremo a lavorare con determinazione affinché la pace e la stabilità nella regione possano essere ristabilite».

La lettera degli ayatollah al Papa

Intanto dal mondo religioso arriva un appello rivolto al Vaticano. L’ayatollah Alireza Arafi, direttore dei seminari iraniani, ha inviato una lettera a Papa Leone XIV denunciando l’uccisione della Guida suprema iraniana Ali Khamenei e la morte di bambini nella scuola di Minab.

Nel testo, diffuso dall’agenzia Tasnim, il religioso chiede alla Santa Sede di condannare quelli che definisce «crimini di guerra» e «crimini contro l’umanità».

«Con il cuore colmo di dolore e l’anima ferita dalla gravità dell’oppressione e della crudeltà», si legge nel messaggio, «la nazione iraniana e il mondo sciita stanno vivendo un lutto immenso e senza precedenti».

Un appello che evidenzia come la crisi in corso non sia soltanto militare e geopolitica, ma anche profondamente simbolica e religiosa, con ripercussioni che attraversano l’intero scenario internazionale.

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