6 Ottobre 2026, martedì
HomeItaliaCronacaIntrappolata in Egitto con la figlia di tre anni: la battaglia di...

Intrappolata in Egitto con la figlia di tre anni: la battaglia di Nessy Guerra contro la condanna per adulterio

La 26enne di Sanremo bloccata a Hurghada dopo la denuncia dell’ex marito. Sei mesi di pena per un reato che lei nega. Lanciata una petizione online per chiedere l’intervento del ministro Tajani: già oltre 40mila firme.

C’è una doppia barriera che impedisce a Nessy Guerra, 26 anni, di tornare in Italia con la figlia di tre anni: una condanna per adulterio emessa dal tribunale di Hurghada e il “divieto” imposto dall’ex marito, Tamer Hamouda, deciso a non consentire l’uscita della bambina dal Paese nordafricano.

Una vicenda che intreccia diritto di famiglia, giustizia penale e conflitti internazionali, e che ora si trasforma in un appello pubblico. La giovane, originaria di Sanremo, ha lanciato una petizione online per chiedere di poter rientrare a Genova con la figlia. In poche ore le adesioni hanno superato quota 40mila.

«Dobbiamo riuscire a raccogliere quante più firme possibile da portare al ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani», spiega in un video pubblicato sul suo profilo Instagram. «Vi ringrazio di cuore per esserci vicini in questo periodo e per supportarci in questa battaglia. Aiutatemi a liberare mia figlia».

La condanna e la denuncia dell’ex marito

Il nodo più grave è la sentenza per adulterio pronunciata dai giudici egiziani: sei mesi di reclusione. Un reato che in Egitto è previsto e punito dalla legge, ma che Guerra sostiene di non aver mai commesso.

Secondo quanto riferito dalla donna, tutto nasce dalla denuncia presentata dall’ex compagno, intenzionato – afferma – a impedirle di lasciare il Paese con la bambina. Sarebbe stato proprio Hamouda a depositare presso le autorità egiziane alcuni video intimi, materiale che in Italia è al centro di un procedimento per revenge porn.

La condanna, oltre alla prospettiva della detenzione, apre un fronte ancora più delicato: quello dell’affidamento. Ad aprile è fissata un’udienza che potrebbe incidere in modo determinante sul futuro della minore. In un ordinamento dove l’adulterio può pesare anche sulle decisioni in materia familiare, la posizione della madre rischia di indebolirsi ulteriormente.

I procedimenti aperti in Italia

Sul versante italiano, la vicenda assume contorni ancora più complessi. A Genova risultano aperti diversi procedimenti nei confronti dell’ex marito: si parla di maltrattamenti, sottrazione di minore e diffusione illecita di immagini intime.

L’ipotesi di revenge porn riguarda proprio i video che, secondo l’accusa, sarebbero stati utilizzati per sostenere la denuncia per adulterio davanti alle autorità egiziane. Un intreccio giudiziario che si muove su due piani distinti – quello italiano e quello egiziano – con normative e tutele profondamente diverse.

Una battaglia che diventa pubblica

Per Guerra la dimensione giudiziaria si accompagna a quella personale: racconta di un rapporto segnato da violenze e sopraffazioni, di un’esistenza sospesa e della paura di perdere la figlia.

La petizione rappresenta l’ultimo tentativo di rompere l’isolamento e di sollecitare un intervento diplomatico. L’obiettivo è riportare la vicenda all’attenzione delle istituzioni italiane, chiedendo un coinvolgimento diretto della Farnesina per tutelare una cittadina italiana e una bambina di tre anni.

In attesa dell’udienza di aprile, la giovane madre resta bloccata in Egitto. Tra una sentenza che contesta e una battaglia legale che attraversa due Paesi, il tempo scorre contro di lei. E contro una bambina che, al centro di uno scontro tra adulti e sistemi giuridici, attende di sapere dove sarà il suo futuro.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti