3 Ottobre 2026, sabato
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Quaresima, l’appello di Papa Leone XIV: “Digiuniamo dalle parole che feriscono”

Nel Mercoledì delle Ceneri l’udienza generale in Piazza San Pietro: il Pontefice invita a una conversione concreta, fatta di silenzi responsabili e gesti di misericordia

CITTÀ DEL VATICANO – Non solo rinunce materiali, non soltanto sacrifici personali. La Quaresima che si apre nel segno delle Ceneri è, per Papa Leone XIV, soprattutto un tempo di vigilanza sulle parole e sui comportamenti quotidiani. “Digiuniamo da azioni e commenti che feriscono gli altri e ci allontanano dal Suo Cuore misericordioso”, ha esortato il Pontefice nel corso dell’udienza generale del Mercoledì delle Ceneri in Piazza San Pietro, salutando in particolare i pellegrini di lingua spagnola.

Un invito che va oltre la tradizione ascetica e si innesta nel cuore delle relazioni umane. Per il Papa, il cammino verso la Pasqua non può limitarsi a un gesto simbolico o a una pratica individuale: deve tradursi in un cambiamento tangibile del modo di parlare, di giudicare, di reagire. In un tempo segnato da conflitti verbali, polarizzazioni e aggressività diffusa – anche nello spazio digitale – il digiuno suggerito da Leone XIV assume il valore di una disciplina morale e spirituale insieme.

“Oggi, Mercoledì delle Ceneri, iniziamo la Quaresima, tempo di grazia e conversione”, ha ricordato il Pontefice, richiamando il senso profondo di questo periodo liturgico. La Quaresima, nella tradizione cristiana, è itinerario di quaranta giorni verso la Pasqua, tempo di penitenza e rinnovamento interiore. Ma nella prospettiva offerta dal Papa non si tratta soltanto di astenersi dal cibo o da abitudini superflue: è il cuore a dover essere preparato “ad ascoltare e vivere la Sua Parola”.

L’accento posto sull’ascolto non è casuale. In un mondo saturo di parole, il rischio è che la comunicazione diventi rumore, e che il giudizio rapido prevalga sulla comprensione. Da qui l’appello a un digiuno che riguarda il linguaggio e l’atteggiamento: meno reazioni impulsive, meno commenti che umiliano, meno azioni che dividono. Più attenzione, più misericordia, più responsabilità.

Il riferimento al “Cuore misericordioso” di Dio, evocato dal Pontefice, richiama la dimensione relazionale della fede cristiana: non una morale astratta, ma un legame personale che chiede coerenza. Ferire l’altro, nella visione proposta da Leone XIV, significa allontanarsi da quella sorgente di misericordia che la Quaresima invita a riscoprire.

Nel saluto ai fedeli ispanofoni, particolarmente numerosi in Piazza San Pietro, il Papa ha dunque sintetizzato in poche parole un programma esigente: conversione come trasformazione delle abitudini quotidiane, come disciplina della lingua e del cuore. Un percorso che interpella credenti e comunità, ma che parla anche alla società civile, attraversata da tensioni e da una comunicazione spesso aggressiva.

La Quaresima si apre così con un messaggio che intreccia spiritualità e vita concreta. Non un tempo cupo o ripiegato, ma – come ha sottolineato il Pontefice – un “tempo di grazia”: occasione per ricomporre fratture, sanare ferite, restituire peso e dignità alle parole. In vista della Pasqua, la rinuncia più radicale potrebbe essere proprio quella all’orgoglio e all’impulso di colpire.

Un digiuno che, prima ancora che allo stomaco, parla alla coscienza.

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