NAPOLI – La parola che nessuno voleva pronunciare è arrivata nel pomeriggio, al termine di un confronto collegiale durato ore: «Non compatibile». È il giudizio definitivo espresso dal comitato di esperti convocato all’Ospedale Monaldi di Napoli sul caso del bambino di due anni e mezzo ricoverato da quasi due mesi dopo un trapianto di cuore non riuscito, verosimilmente compromesso da criticità nel trasporto dell’organo.
Il verdetto è netto: le condizioni cliniche del piccolo non consentono di affrontare un secondo intervento. Il nuovo cuore, già individuato e compatibile, sarà assegnato a un altro bambino in lista d’attesa urgente.
Una decisione che chiude – almeno sul piano medico – una vicenda che ha scosso l’opinione pubblica e sollevato interrogativi pesanti sull’intera filiera dei trapianti. Un caso su cui è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiedendo piena chiarezza.
Il parere collegiale
Il gruppo di specialisti – provenienti dai principali centri italiani di cardiochirurgia pediatrica – ha esaminato la documentazione clinica, valutato gli ultimi esami strumentali e visitato il bambino al letto. La conclusione, comunicata formalmente alla famiglia e al Centro Nazionale Trapianti, è stata condivisa all’unanimità.
In una nota, l’Azienda Ospedaliera dei Colli – di cui il Monaldi fa parte – ha spiegato che si è trattato di «un confronto collegiale che ha consentito una valutazione quanto più completa e ampia possibile». Alla luce delle condizioni cliniche attuali, «non sussistono i presupposti per un nuovo trapianto».
Dietro la formula tecnica si intravede un quadro clinico gravemente compromesso. Un secondo intervento, secondo quanto trapelato nei giorni scorsi, avrebbe avuto probabilità di successo stimate attorno al 10%. Un margine troppo esiguo per sottoporre un organismo già duramente provato a un’ulteriore operazione ad altissimo rischio.
«La mamma è rassegnata»
A riferire lo stato d’animo della famiglia è l’avvocato Francesco Petruzzi: «La mamma è rassegnata all’idea che il figlio non ce la farà. Glielo hanno detto gli esperti. Non abbiamo motivo di contraddirli».
Parole che restituiscono la dimensione umana di una vicenda in cui la medicina si è spinta fino al limite delle possibilità tecniche, senza riuscire a ribaltare il destino clinico del piccolo paziente.
Nei giorni scorsi si era discusso anche della disponibilità dell’équipe chirurgica. Secondo quanto riferito dal legale, l’unico cardiochirurgo disposto a tentare un nuovo intervento sarebbe stato lo stesso che aveva già operato il bambino. Una scelta condivisa dalla madre, ma rimasta sul piano ipotetico dopo la valutazione conclusiva del comitato.
Il cuore andrà a un altro bambino
Il cuore compatibile, che sarà espiantato nella notte tra il 18 e il 19 febbraio, verrà destinato a uno degli altri due bambini presenti nella lista urgente nazionale con caratteristiche compatibili. A confermarlo è Carlo Pace Napoleone, direttore della Cardiochirurgia pediatrica dell’Ospedale Regina Margherita di Torino e membro del comitato di esperti.
La scelta segue rigorosamente i criteri stabiliti dal sistema nazionale trapianti: compatibilità, urgenza clinica, priorità in lista. Un meccanismo che, proprio nei momenti più drammatici, deve garantire equità e trasparenza.
Gli ispettori e l’inchiesta
Mentre il capitolo sanitario sembra chiudersi, resta aperto quello delle responsabilità. Gli ispettori inviati dal Ministero della Salute sono arrivati al Monaldi per acquisire tutta la documentazione relativa al primo trapianto e alle modalità di trasporto dell’organo che sarebbe risultato danneggiato. Successivamente si sono spostati all’ospedale di Bolzano per completare la raccolta degli atti.
L’obiettivo è ricostruire con precisione ogni passaggio: dalla fase di prelievo alla conservazione, dal trasporto alla consegna in sala operatoria. In un sistema dove i tempi sono misurati in minuti e la qualità della conservazione è decisiva, anche una minima anomalia può compromettere l’esito dell’intervento.
Una vicenda che interroga il sistema
Il caso del bambino di Napoli non è soltanto una tragedia familiare. È un banco di prova per l’intero sistema dei trapianti italiano, considerato tra i più avanzati in Europa. Se verranno accertate responsabilità o falle procedurali, sarà necessario intervenire con misure correttive immediate.
Intanto, in una stanza del Monaldi, il tempo si è fermato. La medicina ha pronunciato il suo ultimo verdetto. E una madre, con una lucidità che è già dolore, ha scelto di affidarsi alla parola degli esperti.
