Per la prima volta dalla Guerra dei Sei Giorni, il governo israeliano ha autorizzato l’avvio di una procedura sistematica di registrazione fondiaria in Cisgiordania, riaprendo un dossier che intreccia diritto, politica e uno dei nodi più sensibili del conflitto israelo-palestinese: la terra.
La decisione, approvata dall’esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu, dà mandato alle autorità competenti di avviare un processo formale di accertamento e registrazione delle proprietà fondiarie in una parte significativa del territorio. La risoluzione è stata presentata congiuntamente dai ministeri della Difesa, delle Finanze e della Giustizia e prevede lo stanziamento di fondi e personale dedicato, affidando l’attuazione operativa all’Autorità israeliana competente per la registrazione.
Il nodo storico della registrazione
Secondo quanto riportato dal The Times of Israel, circa due terzi dei terreni della Cisgiordania non risultano mai formalmente registrati in un catasto moderno. Si tratta di una condizione che affonda le radici nel periodo ottomano, prosegue sotto il Mandato britannico e resta incompiuta anche durante l’amministrazione giordana (1948-1967). Dopo il 1967, Israele ha mantenuto sospese molte procedure di registrazione sistematica, limitandosi a interventi parziali o a verifiche puntuali.
L’assenza di una mappatura completa ha prodotto negli anni una stratificazione complessa di rivendicazioni: terreni coltivati senza titolo formale, proprietà familiari tramandate oralmente, registrazioni parziali, dichiarazioni di “terra di Stato” e contenziosi incrociati tra privati, autorità israeliane e palestinesi.
L’Area C al centro del provvedimento
Il nuovo processo riguarderà l’Area C, che rappresenta circa il 60% dell’intera Cisgiordania. In base agli Accordi di Oslo degli anni Novanta, l’Area C è sottoposta al pieno controllo civile e militare israeliano, a differenza delle Aree A e B, dove l’Autorità Nazionale Palestinese esercita competenze civili (e, nel caso dell’Area A, anche di sicurezza interna).
È proprio in quest’area che si concentrano la maggior parte degli insediamenti israeliani e vaste porzioni di territorio agricolo e non urbanizzato. L’avvio di una registrazione sistematica potrebbe dunque incidere in modo significativo sugli equilibri giuridici e amministrativi, con effetti potenzialmente duraturi sulle dinamiche di pianificazione, sviluppo e contenzioso.
Implicazioni giuridiche e politiche
Dal punto di vista formale, la registrazione fondiaria mira a “fare ordine” in una situazione di incertezza documentale. Dal punto di vista politico, però, la misura è destinata a suscitare reazioni e polemiche.
Per i sostenitori del provvedimento, la creazione di un registro chiaro e aggiornato rappresenterebbe uno strumento di trasparenza e di certezza del diritto, utile a prevenire dispute e a regolare in modo più definito le proprietà. Per i critici, invece, l’iniziativa rischia di consolidare sul piano amministrativo e legale un controllo già esercitato sul terreno, influendo sulle prospettive di una futura soluzione negoziata del conflitto.
Il fatto che il processo venga avviato per la prima volta dal 1967 conferisce alla decisione un valore simbolico oltre che tecnico. Non si tratta soltanto di una misura burocratica, ma di un passaggio che interviene su una delle questioni più sensibili del dossier israelo-palestinese: la titolarità e il destino della terra.
Un passaggio destinato a pesare nel lungo periodo
La portata concreta del provvedimento dipenderà dalle modalità di attuazione: criteri di verifica delle prove di proprietà, tempi delle procedure, possibilità di ricorso e trasparenza amministrativa. In un territorio in cui la dimensione giuridica si sovrappone costantemente a quella politica, ogni atto formale può produrre conseguenze di lungo periodo.
Con la riapertura del capitolo catastale in Cisgiordania, Israele introduce un elemento nuovo in un quadro già fragile. La registrazione delle terre, sospesa per quasi sei decenni, torna così al centro della scena, trasformandosi da questione tecnica in uno snodo cruciale del confronto sul futuro del territorio.
