11 Febbraio 2026, mercoledì
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Referendum costituzionale, si vota il 22 e 23 marzo

I promotori rinunciano al ricorso: “La battaglia ora è politica, non giudiziaria”

Il referendum sulla Giustizia si terrà regolarmente il 22 e 23 marzo. Nessun colpo di scena dell’ultima ora, nessun nuovo passaggio nelle aule dei tribunali. I promotori dell’iniziativa — 15 giuristi che hanno guidato la raccolta delle 500mila firme necessarie all’indizione della consultazione — hanno annunciato la decisione di non presentare ricorso contro la scelta del governo di non modificare le date del voto.

Una decisione ponderata, spiegano, che non equivale a una marcia indietro sul piano giuridico, ma a una precisa scelta di campo. La convinzione resta: la linea adottata dall’esecutivo si fonda su una interpretazione non corretta della sequenza temporale prevista dall’articolo 15 della legge sul referendum. Un’interpretazione che, dal punto di vista tecnico, avrebbe potuto essere legittimamente contestata in un nuovo giudizio.

«Lo abbiamo già chiarito — spiegano i promotori in una nota congiunta —: la decisione del governo di non modificare la data del referendum si basa su una lettura discutibile della normativa vigente. Contestabile, e forse anche ingiusta». Ma, aggiungono subito, il tempo delle carte bollate è finito. «A questo punto abbiamo scelto di contrastarla fuori dalle aule giudiziarie, dedicando tutte le nostre energie residue alla campagna referendaria».

Una scelta che segna un passaggio politico rilevante. Dopo l’ordinanza della Corte di Cassazione, che ha accolto le istanze dei promotori dando il via libera alla nuova formulazione del quesito, il fronte referendario ha deciso di concentrare lo sforzo sul terreno del consenso, della partecipazione e dell’informazione pubblica. Non più il contenzioso, ma il confronto diretto con i cittadini.

Il messaggio è chiaro: il referendum si farà, e ora la sfida è tutta giocata sulla capacità di spiegare le ragioni della riforma, di coinvolgere l’elettorato e di superare l’ostacolo più insidioso di ogni consultazione popolare — l’astensione. In un contesto politico segnato da disaffezione e scarsa fiducia nelle istituzioni, la scelta dei promotori punta a evitare ulteriori rallentamenti e a riportare il dibattito sul merito della Giustizia, tema centrale e irrisolto della vita pubblica italiana.

Il 22 e 23 marzo, dunque, la parola passerà agli elettori. Senza ulteriori ricorsi, ma con una campagna che si annuncia intensa e decisiva.

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