2 Ottobre 2026, venerdì
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Schlein incalza Meloni sul silenzio dopo il raid al liceo Righi: «Perché non condanna l’attacco fascista?»

Raid vandalico in un liceo della Capitale, scritte e devastazioni di matrice neofascista. La segretaria dem chiama in causa Palazzo Chigi

Il silenzio di Palazzo Chigi diventa terreno di scontro politico. A sollevarlo è la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, che chiama direttamente in causa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo l’attacco vandalico di matrice neofascista al liceo scientifico Augusto Righi di Roma, costretto a sospendere le lezioni per due giorni a causa dei gravi danni subiti.

«Perché la presidente del Consiglio non ha detto una parola sull’attacco fascista al liceo Righi?», chiede Schlein, denunciando un’assenza che, a suo giudizio, «rivela che l’unico doppiopesismo è il suo». Il riferimento è alle dichiarazioni rilasciate dalla premier nel corso della trasmissione Dritto e Rovescio, dove Meloni aveva parlato di «doppiopesismo di certa magistratura» come fattore che renderebbe più difficile garantire la sicurezza. Un passaggio che la leader dem ribalta, accusando la destra di pesare in modo diverso episodi di violenza a seconda della loro matrice politica.

Nel condannare con fermezza quanto accaduto, Schlein ha espresso solidarietà agli studenti, ai docenti e al personale Ata dell’istituto, ribadendo che il Pd «condanna sempre la violenza politica, da qualunque parte arrivi, senza ambiguità». Un messaggio che mira a marcare una linea netta in un contesto tornato ad accendersi sul terreno dell’antifascismo e della memoria democratica.

Il raid nella notte e le scritte sui muri

L’episodio risale alla notte tra domenica 8 e lunedì 9 febbraio, quando ignoti si sono introdotti all’interno del plesso di via Boncompagni. All’esterno, sui muri della scuola, è comparsa la scritta «Righi fascista, la scuola è nostra», accompagnata da una svastica. All’interno, lo scenario è quello di una vera e propria devastazione: banchi bruciati, estintori danneggiati, materiale didattico e attrezzature del personale Ata distrutti, aule rese inagibili.

Di fronte all’entità dei danni, il dirigente scolastico Giovanni Cogliandro ha disposto la sospensione delle lezioni per lunedì 9 e martedì 10 febbraio, informando le famiglie e avviando le procedure necessarie per il ripristino degli spazi.

Secondo quanto riportato dalla Rete degli studenti medi del Lazio, alcuni slogan rinvenuti all’interno e all’esterno dell’istituto rimanderebbero ad ambienti riconducibili ad Azione Studentesca, organizzazione giovanile legata a Fratelli d’Italia. Un collegamento che alimenta ulteriormente la polemica politica e richiama l’attenzione sui confini, spesso controversi, tra militanza giovanile e estremismo ideologico.

«Non è un episodio isolato»

Gli studenti parlano di un clima che non può essere archiviato come fatto isolato. «Non è la prima volta che accadono episodi di questo genere, soprattutto in questo quartiere», denuncia la Rete degli studenti medi, ricordando come già pochi mesi fa si siano verificati eventi analoghi, attribuiti a «un gruppetto di ragazzi riconducibili a ideali neofascisti».

Per gli studenti si tratta di una situazione «inaccettabile», che colpisce una comunità scolastica descritta come bersaglio proprio perché «portavoce di un antifascismo militante». Da qui la solidarietà espressa a docenti, personale Ata e a tutta la componente studentesca del Righi, insieme alla richiesta di una presa di posizione chiara e senza ambiguità da parte delle istituzioni.

Nel dibattito che si riapre, il liceo romano diventa così il simbolo di una frattura più ampia: quella tra la condanna formale della violenza e il nodo, mai del tutto sciolto, del rapporto tra la destra di governo e l’eredità del neofascismo. Una frattura che, per ora, continua a essere segnata anche dal silenzio.

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