13 Febbraio 2026, venerdì
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Omicidio a Villa Pamphili, il processo a Francis Kaufmann: il delitto della compagna e della figlia

Dall’arresto in Grecia alla corte d’Assise di Roma, inizia il giudizio per l’americano accusato del duplice omicidio di Anastasia Trofimova e della piccola Andromeda. Tra alias cinematografici e tentativi di lucro sulla figlia, il caso continua a scuotere l’opinione pubblica.

Oggi prende il via davanti alla Corte d’Assise di Roma il processo a carico di Francis Kaufmann, il cittadino americano accusato di aver ucciso la compagna, Anastasia Trofimova, e la loro figlioletta di un anno, Andromeda, nel parco di Villa Pamphili. I corpi delle due vittime furono ritrovati il 7 giugno scorso, nascosti tra i cespugli e parzialmente coperti da sacchi neri, in un episodio che ha sconvolto la capitale.

L’indagine della procura di Roma ha ricostruito un quadro drammatico: secondo gli investigatori, Kaufmann avrebbe strangolato prima la donna e poi la bambina, in un gesto che non ha trovato giustificazione. Gli elementi raccolti sono stati ritenuti così gravi da motivare la richiesta di giudizio immediato. Arrestato alcuni giorni dopo il delitto mentre tentava di fuggire in Grecia, Kaufmann è stato successivamente estradato in Italia ed è ora detenuto nel carcere di Rebibbia.

Il nome di Kaufmann era già noto alle autorità per il suo passato sotto diversi alias, tra cui quello di “Rexal Ford”. Negli anni precedenti al delitto, si era spacciato per un regista statunitense, riuscendo perfino a ottenere finanziamenti pubblici tramite tax credit per progetti cinematografici inesistenti. La sua doppia vita aveva catturato l’attenzione degli investigatori e dell’opinione pubblica, che per settimane aveva seguito con apprensione le ricerche dell’uomo in tutta la città.

Emergono dettagli inquietanti anche dai giorni immediatamente successivi al delitto. Secondo quanto riportato da Il Messaggero, Kaufmann avrebbe contattato agenzie di “baby modelling”, cercando di promuovere la figlia Andromeda in spot pubblicitari. Nei messaggi descriveva la piccola come “bellissima, divertente e con una bella personalità”, tentando di sfruttare il suo fascino per ottenere guadagni economici.

Il processo si preannuncia complesso e seguito con attenzione, non solo per la gravità del delitto ma anche per le contraddizioni e le azioni paradossali dell’imputato. La vicenda di Villa Pamphili resta una delle pagine più cupe della cronaca romana recente, un caso che intreccia violenza familiare, inganno e ambizioni fittizie, segnando profondamente l’immaginario collettivo.

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