2 Ottobre 2026, venerdì
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Sicilia devastata dal ciclone Harry: danni stimati in 2 miliardi, Meloni sorvola le zone colpite

Renato Schifani denuncia l’emergenza senza precedenti a Niscemi e nelle altre aree colpite. Il governo sotto accusa per ritardi e stanziamenti simbolici, mentre il Pd chiede interventi concreti e prevenzione climatica.

La Sicilia conta i danni provocati dal ciclone Harry: secondo il presidente della Regione, Renato Schifani, l’impatto economico segnalato dagli enti pubblici raggiunge già i due miliardi di euro, con cifre in continuo aggiornamento. «Stamattina mi è stato prospettato un documento che evidenzia l’entità dei danni, ancora da verificare, che ammontano a circa due miliardi. La situazione evolve giorno dopo giorno, diventando sempre più grave», ha dichiarato Schifani a una trasmissione televisiva.

Il governatore ha sottolineato la gravità della condizione senza lasciarsi travolgere dal panico: «Non è il tempo delle polemiche, che non mi appartengono. A Niscemi c’è una situazione senza precedenti: ho visto di persona un paese che rischia di crollare davanti a un vuoto enorme. Bisogna rimboccarsi le maniche, e lo stiamo facendo. Stiamo progettando un piano urbanistico di ricostruzione parziale, lontano dalla frana, e individueremo le risorse necessarie».

Sul fronte governativo, la premier Giorgia Meloni ha effettuato un sopralluogo aereo nelle zone colpite. Partita da Catania e accompagnata dal capo della Protezione civile nazionale, Fabio Ciciliano, la presidente del Consiglio ha poi visitato il municipio di Niscemi, accolita dal sindaco Massimiliano Conti e dal presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno.

L’opposizione denuncia ritardi e scarsa attenzione alle esigenze dei territori. Antonio Misiani, responsabile economico del Partito Democratico, parla di sottovalutazione grave: «Mentre in Sicilia, Calabria e Sardegna si contano miliardi di danni, il governo ha minimizzato per giorni la portata del disastro. Solo ora Meloni arriva in Sicilia, dopo che intere comunità sono state lasciate sole tra frane, allagamenti, evacuazioni e famiglie senza casa».

Misiani sottolinea inoltre l’inadeguatezza degli stanziamenti: «A fronte di due miliardi di danni stimati, il governo ha stanziato appena 100 milioni. È un intervento simbolico, che non garantisce alcuna protezione reale. Il rischio idrogeologico coinvolge oggi il 94% dei comuni italiani, e il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici resta sulla carta, privo di fondi. Serve un cambio di passo: sospendere tributi e contributi per famiglie e imprese colpite, reperire risorse immediate e mettere finalmente in sicurezza i territori».

Sandro Ruotolo, europarlamentare Pd, denuncia un approccio governativo basato più sulla propaganda che sulla prevenzione: «Quello che è accaduto in Sicilia non è una fatalità, ma il risultato di anni di trascuratezza verso la crisi climatica. Rispondere con 100 milioni a fronte di due miliardi di danni è offensivo. La vera grande opera non è il Ponte sullo Stretto, ma la sicurezza del territorio e la tutela delle comunità».

L’allarme è chiaro: con 376 eventi meteo estremi registrati in Italia solo nel 2025, il rischio idrogeologico non è un’emergenza isolata ma una questione nazionale. Tra frane, alluvioni e infrastrutture fragili, la Sicilia diventa così la cartina di tornasole della capacità dello Stato di proteggere i cittadini e di pianificare interventi di prevenzione efficaci.

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