27 Gennaio 2026, martedì
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Le catene si sono spezzate: L’urlo del Venezuela scuote l’Italia e il mondo

Dalla Galleria Umberto di Napoli alla Puerta del Sol di Madrid, l'onda della diaspora travolge l'Occidente mentre Maria Corina Machado sfida il regime a Caracas.

Dieci città italiane unite sotto la pioggia per invocare la libertà degli 800 prigionieri politici, un popolo che non grida vendetta, ma reclama giustizia

Sabato 24 gennaio 2026 rimarrà impresso nella cronaca internazionale come il momento della coesione definitiva per il popolo venezuelano, una giornata in cui la distanza geografica tra la madrepatria e la diaspora è stata annullata da un unico anelito di libertà. In Italia, la società civile si è mossa in modo simultaneo e coordinato, occupando simbolicamente gli spazi pubblici di dieci città: Roma, Pavia, Milano, Genova, Bologna, Napoli, Avellino, Catania, Amantea e Firenze. Nonostante le avverse condizioni meteorologiche che hanno interessato gran parte della penisola, la mobilitazione ha mantenuto un carattere pacifico e rigorosamente apartitico, segnando un passaggio storico in cui la comunità, da Nord a Sud, si è unita per esigere la liberazione immediata degli oltre 800 prigionieri politici e la chiusura definitiva dei centri di detenzione e tortura come El Helicoide.
Il presidio di Napoli ha offerto una delle testimonianze più vivide e toccanti dell’intera giornata. A causa della pioggia incessante che sferzava Piazza del Plebiscito, i manifestanti hanno trasferito la protesta all’interno della Galleria Umberto I. Qui, l’iniziativa ha assunto una solennità profonda e quasi sacrale, le fotografie dei prigionieri politici, molti dei quali vittime di sparizioni forzate (le cosiddette “desapariciones forzadas”) e dei quali non si hanno notizie certe da mesi, sono state disposte con cura sul pavimento marmoreo. Questo tappeto di volti ha creato un memoriale visivo di immenso impatto, trasformando la Galleria in un tribunale della memoria. Centinaia di passanti e turisti, inizialmente sorpresi dal raduno, si sono fermati in segno di rispettosa solidarietà, molti dei quali visibilmente commossi nel leggere le brevi biografie di studenti, padri di famiglia e attivisti il cui unico crimine è stato il dissenso.
Il momento di massima tensione emotiva è stato raggiunto con l’esecuzione solenne del “Gloria al Bravo Pueblo”, l’inno nazionale venezuelano, le cui note hanno echeggiato sotto l’alta cupola della Galleria. Subito dopo, la folla si è raccolta in un silenzio irreale per la recita del Padre Nostro e dell’Ave Maria. Una preghiera corale dedicata non solo ai fratelli prigionieri in patria, ma a tutte le anime che nel mondo subiscono l’oppressione e la tirannia. È emerso con forza un sentimento nobile e superiore: il popolo venezuelano non ha invocato vendetta, non ha chiesto il sangue dei propri aguzzini, ma ha reclamato con fermezza Giustizia. Una giustizia che non sia ritorsione, ma ripristino della verità e della dignità umana, essenziale per una vera riconciliazione nazionale.
A Roma, il canto dell’Inno sotto il diluvio in Piazza dei Santi Apostoli è diventato il simbolo della resilienza nella Capitale, mentre a Catania e Bologna la partecipazione diretta di ex prigioniere politiche ha conferito alla denuncia una dimensione documentale imprescindibile. La rilevanza della giornata è stata sottolineata dalla presenza di figure istituzionali italiane, tra cui il vicepresidente della Regione Lombardia Mario Mantovani e la senatrice Cinzia Pellegrino, oltre alla deputata venezuelana in esilio Mariela Magallanes, a testimonianza di un sostegno istituzionale trasversale, supportato anche dalla comunità cubana presente con le proprie bandiere in segno di fratellanza.
Contemporaneamente, l’onda della protesta ha travolto il resto d’Europa e del mondo. A Madrid, una Puerta del Sol gremita, ha confermato la Spagna come baricentro politico dell’esilio europeo, con manifestazioni di simile intensità a Parigi, Berlino e Londra. Oltreoceano, Miami si è attestata come l’epicentro della mobilitazione americana, con migliaia di esuli riuniti al Bayfront Park, mentre in America Latina città come Bogotá, Santiago del Cile e Buenos Aires hanno esercitato una pressione diplomatica e popolare senza precedenti verso la transizione democratica.
Il fulcro del cambiamento è rimasto però il Venezuela. Nonostante l’assedio militare seguito alla cattura di Nicolás Maduro durante l’operazione “Absolute Resolve”, Maria Corina Machado è apparsa pubblicamente a Caracas, scortata da una marea umana che ha sfidato i residui blocchi della sicurezza nazionale. Machado ha guidato la mobilitazione interna rivendicando la sovranità popolare e la legittimità del mandato di Edmundo González, mentre centri nevralgici come Maracaibo e Valencia rispondevano con marce spontanee che hanno paralizzato il Paese.
Proprio seguendo questi momenti in diretta streaming, visibilmente commossa per la forza del legame che unisce il suo popolo oltre ogni confine, Denisse Maria, attivista venezuelana in Italia, ha rilasciato una dichiarazione che sintetizza l’anima della giornata: “Oggi, uniti ovunque nel mondo, sentiamo che il tempo dell’oppressione è scaduto, le catene si sono finalmente spezzate”.

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