15 Febbraio 2026, domenica
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Femminicidio di Anguillara, la frase choc in tv: «Il coltello bilama? Per uccidere mia moglie»

Bufera sulla Rai dopo una frase pronunciata in diretta durante il talk “Ore 14”: indignazione trasversale e valanga di critiche sui social

Una battuta che ha gelato lo studio e acceso una tempesta di polemiche. Durante la trasmissione Ore 14, in onda su Rai 2 e condotta da Milo Infante, il dibattito sul femminicidio di Federica Torzullo — uccisa ad Anguillara dal marito Claudio Carlomagno — è stato improvvisamente travolto da una frase pronunciata in diretta dal sostituto procuratore presso la Corte d’appello di Milano, Antonio Tanga.

Nel corso del confronto, Infante ha posto una domanda diretta a uno degli ospiti, chiedendo se possedesse in casa un coltello bilama e per quale motivo. La risposta del magistrato ha lasciato tutti senza parole: «Per uccidere mia moglie». Un’affermazione pronunciata con apparente leggerezza, che ha immediatamente provocato lo sconcerto del conduttore e del pubblico in studio.

«È una brutta battuta, di cattivo gusto», ha replicato Infante, cercando di ricondurre la discussione su binari di rispetto e serietà, soprattutto alla luce del tema trattato. Ma il tentativo di chiarimento non ha attenuato la tensione. Anzi, Tanga ha rincarato la dose parlando di «goliardia nera» e della necessità, a suo dire, di «sdrammatizzare».

Un passaggio televisivo che non è passato inosservato. Il video dell’intervento ha iniziato a circolare rapidamente sui social network, scatenando un’ondata di indignazione. Numerosi utenti, associazioni e commentatori hanno denunciato l’inadeguatezza di una simile uscita, soprattutto perché pronunciata da un rappresentante della magistratura e nel contesto di un dibattito su un femminicidio, tema che continua a segnare drammaticamente la cronaca italiana.

La vicenda di Federica Torzullo, ennesima vittima di violenza domestica, è ancora al centro dell’attenzione pubblica e giudiziaria. Proprio per questo, sottolineano in molti, ogni parola pesa. E il confine tra ironia e offesa, tra leggerezza e irresponsabilità, appare oggi più che mai invalicabile.

La Rai, intanto, è finita nel mirino delle critiche per quanto accaduto in diretta, mentre il caso riapre una riflessione più ampia sul linguaggio utilizzato nei talk show e sul ruolo di chi, per funzione e visibilità pubblica, è chiamato a rappresentare le istituzioni anche — e soprattutto — nei momenti più delicati del dibattito civile.

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