La tragedia di Crans-Montana si trasforma in un caso diplomatico di primo piano. La decisione della magistratura del Canton Vallese di rimettere in libertà Jacques Moretti, proprietario del locale “Le Constellation”, dietro il pagamento di una cauzione da 200mila franchi e senza l’applicazione del braccialetto elettronico, ha provocato una reazione durissima da parte del governo italiano. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha disposto il richiamo a Roma dell’ambasciatore d’Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, aprendo una fase di forte tensione nei rapporti tra i due Paesi.
Una scelta che segue le parole altrettanto nette della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e che, a Berna, non è stata accolta con favore. La Svizzera difende l’autonomia del proprio sistema giudiziario e invita a non sovrapporre piani diversi.
Parmelin: «Rispettiamo la separazione dei poteri»
A prendere posizione è stato il presidente della Confederazione elvetica, Guy Parmelin, che in un intervento video ha invitato alla prudenza. «Comprendiamo l’indignazione – ha affermato – ma la Svizzera e l’Italia hanno procedure giuridiche differenti, che non vanno confuse né sovrapposte». Un richiamo netto alla separazione dei poteri: «La politica non deve interferire. La giustizia deve fare il suo corso, in modo trasparente, e assumersi le proprie responsabilità».
Dopo l’incontro con i familiari di alcune vittime, Parmelin ha anche chiarito che l’iter giudiziario non sarà breve: «Avrà bisogno di tempo e di un accompagnamento lungo», lasciando intendere che l’inchiesta richiederà mesi, se non anni.
La nota di Palazzo Chigi: «Una ferita alle famiglie»
Di segno opposto la posizione italiana, formalizzata in una nota di Palazzo Chigi. La scarcerazione di Moretti viene definita «una grave offesa» e «un’ulteriore ferita inferta alle famiglie delle vittime e ai feriti ancora ricoverati». Il governo ribadisce che «l’Italia chiede verità e giustizia» e invoca provvedimenti «rispettosi del dolore e delle aspettative di chi ha perso i propri cari».
Tajani: «Indignazione profonda, giustizia venduta per 200mila franchi»
Il ministro degli Esteri non usa mezzi termini. «Siamo profondamente indignati – ha dichiarato Tajani alla Farnesina – non possiamo accettare che il sentimento del popolo italiano venga calpestato in questo modo». Per il vicepremier, la decisione della magistratura cantonale solleva interrogativi pesanti: «Vedremo chi ha pagato la cauzione, c’è molto da chiarire. Moretti e la sua compagna sono oggettivamente responsabili di quanto accaduto, non è stata una fatalità».
Tajani accusa l’inchiesta di «fare acqua da tutte le parti»: partita in ritardo, avrebbe consentito ai responsabili prima di tentare la fuga e poi di inquinare le prove. Da qui la richiesta che il procedimento venga accelerato o addirittura affidato alla magistratura di un altro cantone. «Per 200mila franchi – afferma – sembra che in Vallese si sia venduta la giustizia».
Il ministro ha inoltre riferito che la procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud, avrebbe negato un incontro all’ambasciatore italiano. «Ne ho parlato anche con il mio omologo svizzero Ignazio Cassis – ha aggiunto – che mi ha espresso solidarietà e la volontà del governo federale di fare piena luce».
La replica della procuratrice: «Non ho deciso io la scarcerazione»
Dal Vallese arriva però una secca smentita. Béatrice Pilloud chiarisce di non aver disposto la liberazione di Moretti, attribuendo la decisione al Tribunale delle misure coercitive di Sion. «Non voglio provocare un incidente diplomatico – afferma – ma non cederò a pressioni politiche». Contattata dall’ambasciatore italiano, la procuratrice sostiene di averlo indirizzato verso le autorità competenti: il tribunale, il Consiglio federale o l’Ufficio federale di giustizia.
Cassis: «Dolore condiviso, collaborazione necessaria»
A stemperare i toni prova infine il ministro degli Esteri svizzero Ignazio Cassis, intervenuto sui social. «Come l’Italia, anche la Svizzera piange le 40 vittime e i numerosi feriti di Crans-Montana. Il dolore è comune». Cassis assicura attenzione massima sull’operato della giustizia del Canton Vallese e ribadisce, dopo un colloquio con Tajani, «la volontà di Svizzera e Italia di sostenersi reciprocamente in questa tragedia».
Ma mentre Berna richiama al rispetto delle regole e dei tempi della giustizia, Roma insiste: per le famiglie delle vittime, il tempo dell’attesa rischia di diventare un’ulteriore, insopportabile condanna.
