20 Gennaio 2026, martedì
HomeMondoPolitica nel MondoGroenlandia, Johnson frena la Casa Bianca: «Solo il Congresso può dichiarare guerra»

Groenlandia, Johnson frena la Casa Bianca: «Solo il Congresso può dichiarare guerra»

Dopo le nuove rivendicazioni di Donald Trump sull’isola artica

Il presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, Mike Johnson, mette un argine costituzionale alle rinnovate ambizioni di Donald Trump sulla Groenlandia. Interpellato sull’ipotesi che il presidente possa schierare truppe sull’isola senza il via libera del Parlamento, il leader repubblicano è stato netto: «Nel nostro sistema costituzionale è il Congresso a dichiarare guerra. Non vedo alcuno scenario in cui si possa arrivare a una dichiarazione di guerra contro la Groenlandia».

Una presa di posizione che richiama l’equilibrio dei poteri sancito dalla Costituzione americana e che, allo stesso tempo, ridimensiona le suggestioni più muscolari provenienti dalla Casa Bianca. Johnson ha tuttavia precisato che, qualora si trattasse di «un’incursione militare su larga scala», il coinvolgimento del Congresso sarebbe comunque inevitabile, ribadendo così il ruolo centrale del Legislativo nelle decisioni di politica estera più estreme.

Trump, dal canto suo, non sembra intenzionato a smorzare i toni. Attraverso il suo account su Truth, l’ex – e di nuovo attivissimo – inquilino della Casa Bianca ha rilanciato la tesi secondo cui la Nato «da vent’anni ripete alla Danimarca che bisogna allontanare la minaccia russa dalla Groenlandia», accusando Copenaghen di non essere stata in grado di garantire la sicurezza dell’isola. «Ora è giunto il momento, e lo faremo», ha scritto, lasciando intendere un possibile intervento diretto degli Stati Uniti.

La Groenlandia, territorio autonomo sotto sovranità danese, torna così al centro di una contesa che va ben oltre le dichiarazioni ad effetto. L’isola artica è un nodo strategico cruciale: crocevia di rotte militari e commerciali, scrigno di risorse naturali e avamposto fondamentale nel nuovo Grande Gioco dell’Artico, dove Stati Uniti, Russia e Cina misurano la propria influenza.

In questo contesto, le parole di Johnson suonano come un richiamo alla prudenza istituzionale, ma anche come un segnale politico interno: la politica estera americana, soprattutto quando sfiora scenari di forza, non può essere ridotta a un atto unilaterale dell’esecutivo. Sul piano internazionale, invece, le esternazioni di Trump rischiano di riaprire fratture delicate all’interno della Nato e di incrinare i rapporti con un alleato storico come la Danimarca.

L’Artico, sempre più al centro delle tensioni globali, si conferma così un laboratorio delle nuove rivalità geopolitiche. E la Groenlandia, da isola ai confini del mondo, diventa simbolo di un equilibrio fragile, dove diritto costituzionale americano, alleanze occidentali e competizione tra grandi potenze si intrecciano in modo sempre più stretto.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti