6 Ottobre 2026, martedì
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Groenlandia, Meloni apre all’Italia solo nel quadro Nato: «Questione politica, non militare»

Missione asiatica e nuovi equilibri globali: dal Giappone il premier fa il punto sulle crisi internazionali

Nel cuore della sua missione asiatica, tra Tokyo e la successiva tappa di Seoul, Giorgia Meloni affronta uno dei dossier più sensibili dello scenario geopolitico attuale: la Groenlandia. Dal Giappone, il presidente del Consiglio non chiude alla possibilità di una presenza italiana nell’area artica, ma fissa un perimetro chiaro e non negoziabile: ogni eventuale impegno dovrà avvenire esclusivamente in ambito Nato.

Le parole della premier arrivano mentre Donald Trump torna a ribadire le proprie mire strategiche sulla Groenlandia, accompagnandole alla minaccia di dazi contro chi dovesse ostacolarle. Un contesto che Meloni non sottovaluta, ma che invita a leggere con una lente politica più che militare. I metodi dell’ex presidente americano, ammette, possono apparire molto “assertivi”, ma il messaggio di fondo sarebbe soprattutto un segnale forte su una criticità reale: la progressiva sottovalutazione, negli ultimi anni, della rilevanza strategica dell’Artico.

Proprio per questo, secondo la presidente del Consiglio, appare «molto difficile immaginare un intervento militare di terra». La partita, ribadisce, si gioca sul piano politico e politico dovrà essere l’esito, attraverso «un impegno maggiore di tutti» gli attori coinvolti.

La cornice Nato e il ruolo dell’Italia

Nel dibattito europeo sull’Artico, Meloni invita a evitare letture fuorvianti. Dopo le ironie del ministro della Difesa Guido Crosetto sull’invio di militari di alcuni Paesi per l’esercitazione “Arctic Endurance”, il premier sottolinea che non va commesso l’errore di interpretare queste iniziative come atti divisivi nei confronti degli Stati Uniti. Al contrario, il confronto va riportato dentro la Nato, per scongiurare il rischio di mosse disordinate e frammentate.

È proprio all’interno dell’Alleanza Atlantica, insiste Meloni, che può e deve aprirsi anche una riflessione su un eventuale contributo italiano. «Quello è l’ambito nel quale discutere questa materia, anche per ciò che eventualmente riguarda la nostra presenza», chiarisce, lasciando aperta la porta ma senza forzature.

Giappone, alleanze e nuovi quadranti

Le dichiarazioni sulla Groenlandia si inseriscono in una missione che, nelle intenzioni del governo, punta a rafforzare il profilo internazionale dell’Italia. A Tokyo, Meloni rivendica il consolidamento dei rapporti bilaterali con il Giappone e con la premier Sanae Takaichi, sottolineando come in una fase storica segnata da incertezze crescenti «avere alleati solidi e affini può fare la differenza».

È una linea che il presidente del Consiglio dice di perseguire sin dall’inizio del mandato, lavorando per un maggiore protagonismo italiano anche in quadranti diversi da quello europeo, mediterraneo e americano, che restano comunque «riferimenti essenziali».

Iran, Gaza e i dossier aperti

Lo sguardo della premier si allarga poi ad altre crisi che incombono sull’Occidente. Sull’Iran, Meloni auspica una de-escalation e condanna senza ambiguità la repressione violenta delle proteste in corso. «Manifestare per i propri diritti non può essere pagato con la vita», afferma, esprimendo solidarietà al popolo iraniano.

Quanto al Medio Oriente, l’Italia si dice pronta a un ruolo ancora più attivo su Gaza. In attesa che Trump ufficializzi la composizione politica del Board of Peace, Meloni non si sbilancia, ma rivendica la disponibilità di Roma a essere in prima linea nella costruzione di un piano di pace che viene definito «un’occasione unica» in un contesto estremamente fragile.

Non è escluso, infine, che al termine della missione asiatica la presidente del Consiglio possa volare a Davos. Non per una partecipazione programmata al World Economic Forum, ma per eventuali vertici straordinari su Ucraina o Gaza. «A quelle riunioni abbiamo sempre partecipato e, se convocate, parteciperemo», assicura.

Un’agenda fitta, che dalla Groenlandia all’Asia conferma come l’Italia intenda muoversi dentro le grandi partite globali, ma sempre — sottolinea Meloni — con il baricentro saldo nelle alleanze e nelle sedi multilaterali.

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