6 Ottobre 2026, martedì
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Konecta, Appendino all’attacco: “Trasferimenti imposti sono licenziamenti mascherati. Lo Stato non abbandoni 1.100 famiglie”

Accorpamento delle sedi di Ivrea e Asti su Torino, sciopero e protesta in Aula. La deputata pentastellata denuncia una “dismissione aziendale” e chiama in causa committenti e politica.

Dai cancelli dell’azienda all’Aula della Camera, senza soluzione di continuità. Chiara Appendino porta in Parlamento la protesta dei lavoratori Konecta e trasforma una vertenza territoriale in una questione politica nazionale. Al centro, la decisione dell’azienda di accorpare le sedi di Ivrea e Asti su Torino, una scelta che – secondo la deputata del Movimento 5 Stelle – nulla ha a che vedere con una fisiologica riorganizzazione e somiglia piuttosto a una dismissione silenziosa.

“Ieri ero ai cancelli di Konecta, oggi sono qui per dare voce a 1.100 lavoratori che questa mattina hanno scioperato”, ha dichiarato Appendino intervenendo in Aula. Una mobilitazione che nasce dal timore concreto di perdere il posto di lavoro, mascherato dietro l’obbligo di trasferimenti quotidiani insostenibili, soprattutto in un settore già segnato da salari medio-bassi e da un’ampia diffusione del part-time.

Secondo l’ex sindaca di Torino, imporre lo spostamento in un’altra città non è una soluzione neutra: è un espediente che scarica sui lavoratori il costo delle scelte aziendali. “Obbligare chi lavora a macinare chilometri ogni giorno equivale, di fatto, a un licenziamento mascherato. E questo non è moralmente accettabile”, ha sottolineato.

Ma la vertenza Konecta, per Appendino, va oltre il perimetro aziendale. In gioco c’è il destino di interi territori. La chiusura o lo svuotamento di sedi produttive nelle province di Ivrea e Asti rischia di accelerare una desertificazione sociale e industriale che spegne comunità già fragili. “Quando lo Stato permette che accada, è una sconfitta per tutti”, ha aggiunto, chiamando direttamente in causa la responsabilità della politica.

Nel mirino finiscono anche i grandi committenti di Konecta – da Eni a Edison, da Mediolanum a Trenitalia – citati come esempi di aziende il cui peso economico e istituzionale impone un dovere etico. “I profitti non possono calpestare i diritti di chi lavora per voi”, è l’appello lanciato dai banchi della Camera. Un richiamo alla responsabilità sociale delle imprese, soprattutto quando il loro business è legato a fondi pubblici o a concessioni statali.

Il messaggio finale è netto: i lavoratori non devono essere lasciati soli. “Quei lavoratori, ieri ai cancelli e oggi in piazza, hanno bisogno di risposte. Non voltatevi dall’altra parte. Noi non lo faremo”, ha concluso Appendino, promettendo un impegno politico che trasformi la protesta in un confronto vero, capace di salvaguardare occupazione, territori e dignità del lavoro.

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