Un nuovo capitolo nella complessa vicenda della morte di Liliana Resinovich: la Corte di Cassazione ha dichiarato “inammissibile” il ricorso presentato dal legale di Sebastiano Visintin, marito della donna, confermando la decisione del giudice delle indagini preliminari di Trieste. Il 18 novembre 2025, i giudici della prima sezione penale, presieduta da Giacomo Rocchi, hanno rigettato la richiesta di un incidente probatorio che avrebbe dovuto determinare le cause esatte della morte della 63enne triestina. Per Visintin, questa sentenza rappresenta una nuova sconfitta legale: oltre a non ottenere l’incidente probatorio richiesto, il marito di Liliana è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
La Cassazione boccia la richiesta della difesa
Il ricorso di Paolo Bevilacqua, difensore di Sebastiano Visintin, si concentrava sulla “abnormità” dell’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari (Gip) del Tribunale di Trieste, che il 30 giugno 2025 aveva respinto la richiesta di un’incidente probatorio avanzata dal legale. In particolare, Bevilacqua chiedeva che venisse eseguita una perizia medico-legale per chiarire le cause, le modalità e la data della morte di Liliana, nonché il luogo in cui la sua salma fosse stata abbandonata. Tuttavia, la Cassazione ha bocciato la tesi, giudicando “manifestamente infondata” la doglianza e ribadendo che il provvedimento del Gip non fosse affatto “abnorme” né fuori dal normale corso del procedimento.
Il mistero della morte di Liliana Resinovich
La tragica scomparsa di Liliana Resinovich risale alla mattina del 14 dicembre 2021, quando la 63enne triestina sparisce nel nulla. Più di venti giorni dopo, il suo corpo viene trovato in un boschetto vicino all’ex ospedale psichiatrico di Trieste, chiuso in due sacchi neri. La scena, surreale e angosciante, suscita immediatamente il sospetto che dietro la morte della donna ci sia qualcosa di più del semplice suicidio inizialmente ipotizzato dalla Procura di Trieste. Il corpo di Liliana aveva il capo avvolto in un sacchetto più piccolo, chiuso con un cordino, elemento che rimarrà al centro delle indagini. La famiglia, contraria alla tesi del suicidio, insinua l’idea che la donna sia stata uccisa e che l’assassino possa essere proprio il marito, Sebastiano Visintin.
Le indagini si concentrano su Sebastiano Visintin
Le indagini, inizialmente orientate verso l’ipotesi del suicidio, subiscono una svolta significativa quando il pubblico ministero incaricato del caso cambia e le indagini si spostano sulla pista dell’omicidio. Sebastiano Visintin diventa il principale indagato. Le analisi sul corpo della vittima suggeriscono che Liliana sarebbe stata strangolata. La Procura sostiene che Sebastiano, dopo aver sorpreso la moglie nel parco dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste, l’avrebbe aggredita con afferramenti, compressioni, percosse, urti e graffi, fino a causarne la morte per asfissia, risultante dall’afferramento e compressione del volto.
La difesa di Visintin: “Non devo dimostrare niente”
Il marito della vittima, Sebastiano Visintin, si è sempre dichiarato innocente. A dicembre dello scorso anno, in occasione dell’anniversario della scomparsa di Liliana, Visintin ha ribadito con fermezza la sua posizione, dicendo: «Sono sereno, non devo dimostrare niente: so quello che ho vissuto con Liliana e so che siamo stati bene insieme. Non devo provare nulla a nessuno. Se la giustizia dovesse avere prove contro di me, io sono qui». Nonostante queste dichiarazioni, la verità sulla morte di Liliana non è ancora emersa con chiarezza. A distanza di quasi quattro anni, il caso rimane avvolto nel mistero e in una lunga serie di interrogativi irrisolti.
Il cammino verso la verità
Le indagini sulla morte di Liliana Resinovich sono ancora in corso, e la vicenda continua a dividere l’opinione pubblica. La decisione della Cassazione di respingere il ricorso della difesa di Sebastiano Visintin non fa che aggiungere un ulteriore strato di complessità a un caso che sembra destinato a rimanere aperto ancora per molto tempo. La procura di Trieste continua a indagare e gli sviluppi potrebbero rivelarsi determinanti per stabilire definitivamente se Liliana Resinovich sia stata vittima di un omicidio o di una tragedia personale che ha avuto esiti drammatici. Nel frattempo, la famiglia della donna continua a chiedere giustizia e a rimanere fiduciosa nel lavoro degli inquirenti, nella speranza che la verità venga finalmente alla luce.
