Potrebbe nascondersi in un cellulare o in un supporto digitale il movente dell’omicidio di Sergiu Starna, il barista moldavo ucciso il 30 dicembre a Mira, nel Veneziano. È questa una delle piste principali seguite dagli investigatori dopo l’arresto di Riccardo Salvagno, agente della polizia locale, accusato del delitto.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Starna e Salvagno si erano conosciuti e avevano stretto un rapporto di amicizia frequentando gli stessi locali della movida veneta. Proprio in uno di questi ambienti sarebbe nato il nodo che oggi gli investigatori tentano di sciogliere: un video a sfondo sessuale che riprenderebbe il vigile in atteggiamenti espliciti con una cubista.
Un filmato che Salvagno avrebbe voluto a ogni costo recuperare. A sostegno di questa ipotesi ci sarebbero i tabulati telefonici, che documenterebbero contatti insistenti e, soprattutto, minacce rivolte alla vittima nei giorni immediatamente precedenti all’omicidio. Pressioni che, secondo l’accusa, avrebbero avuto un unico obiettivo: ottenere la consegna del video.
Il problema, però, è che di quel filmato, almeno per ora, non c’è traccia. Le perquisizioni effettuate sui telefoni cellulari di Sergiu Starna non hanno restituito alcun contenuto riconducibile al presunto video hot. Da qui l’ipotesi che il materiale possa essere stato archiviato altrove, su un altro dispositivo o su un supporto digitale ancora da individuare.
Gli investigatori continuano a scavare nella vita digitale della vittima e nei rapporti tra i due uomini, convinti che proprio lì si annidi la chiave per comprendere fino in fondo il movente di un delitto che ha scosso la comunità di Mira e acceso i riflettori su una vicenda dai contorni ancora oscuri.
