6 Ottobre 2026, martedì
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La strage silenziosa dei senza dimora

Nel 2025 sono già 414 le persone morte vivendo in strada: un aumento del 6% rispetto all’anno precedente. Uomini, spesso stranieri, colpiti ....

Non fa rumore, non apre i telegiornali, raramente conquista titoli di prima pagina. Eppure continua, mese dopo mese, a lasciare dietro di sé una lunga scia di vittime. È la strage silenziosa dei senza dimora in Italia. Nel 2025 sono già 414 le persone morte mentre vivevano in strada, 23 in più rispetto al 2024, quando i decessi erano stati 391. Un incremento del 6% che conferma come l’emergenza non sia episodica, ma cronica.

A certificare il fenomeno è l’Osservatorio sulle Persone Senza Dimora in Italia (fio.Psd), che fotografa una tragedia costante, scandita dal calendario. I mesi più duri restano quelli invernali, quando il freddo aggrava condizioni di salute già compromesse. Tra inverno e primavera si concentrano 226 decessi, oltre la metà del totale. In media, ogni mese muoiono tra le 21 e le 42 persone senza una casa.

Chi sono le vittime

Il profilo è ormai tristemente ricorrente. Nove volte su dieci si tratta di uomini. Tra gli stranieri prevalgono gli extracomunitari, in particolare provenienti da Marocco e Tunisia, ma cresce il numero di vittime originarie di Bangladesh, India e Pakistan. La morte non risparmia nessuna età: tra le vittime si contano anche neonati, così come persone ultra novantenni.

L’età media complessiva è di 46,3 anni, ma il dato cambia radicalmente se si guarda ai soli italiani, per i quali sale a 82 anni. Un divario che racconta storie diverse di marginalità, solitudine e progressiva espulsione dai circuiti di protezione sociale.

La geografia della morte

Oltre la metà dei decessi si registra nel Nord Italia: il 30% nel Nord Ovest e il 20% nel Nord Est. Il Centro concentra il 26% dei casi, mentre il Sud si ferma al 17% e le isole all’8,3%. In cima alla classifica delle regioni più colpite c’è la Lombardia con 78 morti, seguita dal Lazio (60), dal Veneto (46) e dalla Toscana (34).

Tra le città, Roma detiene il triste primato: 48 decessi in provincia e 36 nel territorio comunale. A Milano i morti sono 27. Ma il report mette in guardia da una lettura esclusivamente urbana: circa il 60% delle persone muore infatti nei territori di provincia, lontano dai riflettori e spesso anche dai servizi di assistenza.

Dove e come si muore

Un dato colpisce più di altri: un morto su tre perde la vita in spazi pubblici come strade, parchi o aree aperte. Molti decessi avvengono anche in edifici abbandonati, ripari di fortuna o lungo le carreggiate. Luoghi che diventano casa e, troppo spesso, teatro di morte.

Le cause sono in gran parte legate alla salute: nel 42% dei casi si tratta di malori o malattie non curate. Un altro 40% muore per eventi traumatici o accidentali, spesso collegati all’abuso di sostanze. Il 10% dei decessi è dovuto a suicidio, mentre un’ulteriore quota, sempre pari al 10%, riguarda morti per annegamento.

Numeri che, letti uno dopo l’altro, smettono di essere statistiche e diventano una domanda aperta sulle responsabilità collettive. Perché dietro ogni cifra c’è una vita spezzata, e dietro questa strage silenziosa si nasconde un’emergenza sociale che l’Italia continua a non voler vedere.

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