È una svolta netta, maturata in una giornata dal forte valore simbolico, quella impressa all’inchiesta sul devastante incendio di Capodanno al locale Le Constellation di Crans-Montana, costato la vita a 40 persone. Jacques Moretti, titolare del club insieme alla moglie Jessica, è stato arrestato e condotto nel carcere di Sion al termine di un interrogatorio fiume durato quasi sette ore. La decisione è stata assunta dalla procuratrice Catherine Seppey e dovrà ora essere convalidata dal giudice dei provvedimenti coercitivi entro 48 ore.
Moretti e la moglie si erano presentati insieme all’alba nel palazzo della procura di Sion, attraversando in silenzio l’assedio dei fotografi. Ne sono usciti separati, in un’immagine che restituisce plasticamente il cambio di passo dell’indagine. Jessica Moretti ha lasciato l’edificio dall’ingresso principale, affiancata dai legali. In lacrime, ha parlato per la prima volta: «I miei pensieri vanno alle vittime e a chi oggi sta lottando tra la vita e la morte. È una tragedia inimmaginabile. Non avrei mai pensato che potesse accadere in un nostro locale e chiedo scusa».
Il marito, invece, è stato fatto uscire da un accesso secondario, sorretto dagli agenti della polizia giudiziaria. Secondo quanto riferito dal giornalista Davide Loreti a Diario del Giorno, Moretti è stato caricato su un furgone bianco privo di contrassegni e trasferito direttamente nel carcere di Sion. Per la moglie, stando a quanto trapela dai media elvetici, non è scattata la detenzione ma una misura restrittiva alternativa: braccialetto elettronico e obbligo di firma ogni tre giorni presso le forze dell’ordine.
Alla base della scelta della procura di disporre la custodia cautelare in carcere per il 49enne ci sarebbero due elementi ritenuti decisivi. Il primo riguarda la nazionalità: entrambi i coniugi sono cittadini francesi e, secondo la procuratrice Seppey, un loro eventuale rientro in Francia renderebbe estremamente complesso, se non impossibile, celebrare un processo in Svizzera, considerata la storica ritrosia di Parigi a concedere l’estradizione dei propri cittadini. Il secondo elemento è legato alla comprovata mobilità di Moretti, che negli anni si è spostato tra Corsica, Alta Savoia e Svizzera. Circostanze che, secondo fonti investigative citate dal quotidiano 24 Heures, rafforzano il timore concreto di una possibile fuga.
Una decisione che appare ancora più significativa se letta alla luce delle dichiarazioni rilasciate appena il giorno prima dalla procuratrice titolare dell’inchiesta, Beatrice Pillou. In un’intervista, Pillou aveva escluso la necessità di misure cautelari, sostenendo che la coppia fosse indagata a piede libero perché «non c’è rischio di fuga». Aveva anche richiamato i paletti del codice di procedura penale svizzero, che consente la detenzione preventiva solo in tre casi: rischio di collusione, di reiterazione del reato o di fuga. «Servono indizi concreti – aveva spiegato – e al momento non ne vediamo».
In poche ore, però, il quadro valutativo è cambiato. La commemorazione delle vittime ha fatto da sfondo a una decisione che segna un punto di non ritorno nell’inchiesta sul rogo di Crans-Montana, mentre l’attenzione dell’opinione pubblica e delle famiglie colpite resta altissima, in attesa di verità e responsabilità.
