12 Ottobre 2026, lunedì
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Euro sì, euro no: la Bulgaria alla prova della moneta unica tra timori, inflazione e sfida geopolitica

Dal 1° gennaio 2026 Sofia entrerà nell’Eurozona. Tra paure di rincari, rassicurazioni della Bce e tensioni politiche, la moneta unica divide il Paese più povero dell’Unione.

Dal 1° gennaio 2026 la Bulgaria dirà addio al lev e adotterà ufficialmente l’euro. Un passaggio storico per il Paese balcanico, membro dell’Unione Europea dal 2007, che diventerà così il 21° Stato dell’Eurozona. Ma l’ingresso nella moneta unica avviene in un clima tutt’altro che compatto: entusiasmo e diffidenza si fronteggiano, mentre la politica – e non solo l’economia – carica la decisione di significati ben più ampi.

Un Paese spaccato a metà

Secondo l’ultimo sondaggio Eurobarometro, il 49% dei bulgari si dice contrario all’adozione dell’euro. Un dato che racconta una frattura profonda nell’opinione pubblica, alimentata da un passato segnato da traumi economici. Negli anni Novanta, l’iperinflazione aveva messo in ginocchio il Paese; da allora Sofia aveva scelto di ancorare la propria valuta prima al marco tedesco e poi all’euro, di fatto rinunciando già a una piena autonomia monetaria e rendendosi dipendente dalle decisioni della Banca centrale europea.

Per i critici, però, il passaggio formale alla moneta unica rischia di tradursi in un aumento dei prezzi e in nuove tensioni sociali, in un contesto già fragile: la Bulgaria resta il Paese più povero dell’Ue. I sostenitori dell’euro ribattono invece che l’ingresso nell’Eurozona rafforzerà l’economia, renderà il sistema più stabile e consoliderà l’ancoraggio del Paese all’Occidente.

L’incubo rincari e il peso degli stipendi

La paura dell’inflazione è il vero nervo scoperto del dibattito. I dati dell’Istituto nazionale di statistica indicano che lo scorso novembre il costo della spesa alimentare è cresciuto del 5% su base annua. Un aumento che pesa in modo significativo su salari medi che, come ricorda il Guardian, superano di poco i 1.200 euro mensili.

Proprio per prevenire speculazioni e rincari ingiustificati legati al cambio di valuta, il Parlamento di Sofia ha istituito organismi di controllo con il compito di monitorare i prezzi e indagare su eventuali abusi, soprattutto nella fase iniziale dell’introduzione dell’euro.

Lagarde rassicura: “Benefici concreti e duraturi”

A spegnere gli allarmi è intervenuta di recente la presidente della Bce, Christine Lagarde, che ha sottolineato i vantaggi dell’euro per la Bulgaria: commerci più semplici, minori costi di finanziamento e maggiore stabilità dei prezzi. Secondo le stime della Bce, le imprese bulgare risparmieranno circa 500 milioni di euro l’anno in commissioni di cambio.

Particolare attenzione è stata dedicata al turismo, settore chiave che da solo vale circa l’8% del Pil nazionale. L’euro, ha spiegato Lagarde, renderà il Paese più attrattivo e accessibile per i visitatori europei. Quanto ai prezzi al consumo, l’impatto dovrebbe essere contenuto: aumenti stimati tra lo 0,2 e lo 0,4%, limitati nel tempo.

Eurozona: chi c’è e chi resta fuori

Con l’ingresso della Bulgaria, l’Eurozona salirà a 21 Paesi. L’ultimo ad adottare la moneta unica era stata la Croazia nel 2023, dopo aver condiviso con Sofia, dal 2020, il cosiddetto “anticamera” dell’euro. Non tutti i 27 Stati membri dell’Ue hanno però scelto – o potuto – fare questo passo: restano fuori, tra gli altri, Polonia, Svezia, Danimarca, Repubblica Ceca, Ungheria e Romania.

Una scelta anche geopolitica

Il significato dell’euro va oltre i numeri. L’adozione della moneta unica rappresenta un chiaro segnale geopolitico: avvicina la Bulgaria a Bruxelles e la allontana da Mosca. Ed è su questo terreno che si inserisce l’estrema destra filorussa, protagonista nel sostenere le proteste anti-euro e pronta a capitalizzare eventuali difficoltà nella fase iniziale della transizione.

Il rischio è che ogni intoppo diventi benzina per una narrativa euroscettica e destabilizzante, in un Paese già attraversato da una profonda instabilità politica. Dopo una campagna anticorruzione che ha travolto il governo conservatore, la Bulgaria si avvia infatti verso l’ottava elezione in appena cinque anni.

“La vera sfida – osserva l’economista Angelov – sarà garantire un governo stabile per almeno uno o due anni. Solo così la Bulgaria potrà cogliere appieno i benefici dell’ingresso nell’Eurozona”. Una condizione politica indispensabile perché l’euro, da simbolo divisivo, diventi davvero un fattore di crescita e stabilità.

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