La parabola di Taeil, un tempo tra i volti più popolari del K-pop globale, si chiude definitivamente nelle aule di giustizia. La Corte suprema della Corea del Sud ha infatti respinto l’ultimo ricorso presentato dalla difesa, rendendo irrevocabile la condanna a tre anni e mezzo di reclusione per violenza sessuale nei confronti di una donna.
Il cantante, oggi 31enne ed ex componente del celebre gruppo NCT, era imputato insieme a due amici, anch’essi riconosciuti colpevoli. I fatti risalgono all’estate del 2024, quando – secondo quanto accertato dai giudici – la vittima si trovava in uno stato di grave alterazione alcolica, tale da impedirle qualsiasi forma di resistenza o di consenso consapevole.
La giustizia sudcoreana ha qualificato il reato come “quasi-stupro aggravato”, una fattispecie prevista dall’ordinamento per i casi di abuso compiuti da più persone ai danni di una vittima vulnerabile, incosciente o comunque incapace di difendersi. Un’aggravante che ha pesato in modo decisivo sulla determinazione della pena e sulla conferma della responsabilità penale degli imputati nei diversi gradi di giudizio.
Con la decisione della Suprema Corte si chiude un processo che ha avuto un forte impatto sull’opinione pubblica sudcoreana e internazionale, scuotendo l’industria del K-pop, spesso sotto i riflettori per l’immagine patinata dei suoi protagonisti. Per Taeil, già allontanato dal mondo dello spettacolo dopo l’emersione dell’inchiesta, la sentenza segna la fine di ogni possibilità di revisione giudiziaria e l’inizio dell’espiazione della pena in carcere.
