Nel cuore pulsante di Manhattan, tra le luci incessanti di Times Square, una scritta ha catalizzato l’attenzione – e le polemiche – dei passanti: “Gesù è palestinese”. Caratteri neri su fondo verde brillante, affiancati dall’augurio “Buon Natale”. L’iniziativa, finanziata dall’American-Arab Anti-Discrimination Committee (Adc), associazione arabo-americana impegnata contro le discriminazioni, ha suscitato reazioni contrastanti, in gran parte critiche, come riporta il New York Post.
Secondo Adeb Ayoub, direttore esecutivo nazionale dell’Adc, l’organizzazione affitta spazi pubblicitari a Times Square dall’inizio dell’anno, facendo ruotare settimanalmente messaggi diversi. Il filo conduttore è lo slogan “America First”, declinato – spiega Ayoub – non in chiave identitaria esclusiva, ma come invito a riconoscere un terreno comune tra comunità arabe e musulmane e i cristiani negli Stati Uniti, soprattutto nel periodo di massima affluenza turistica in città.
«Ci sono molte più somiglianze tra arabi, musulmani e cristiani in questo Paese di quanto altri vogliano farci credere», ha dichiarato Ayoub al quotidiano newyorkese, sottolineando come a suo avviso persista una “paura” nei confronti di una cultura e di una religione condivise. Da qui il riferimento alle origini del cristianesimo: «La maggior parte degli americani è cristiana e la culla del cristianesimo è la Palestina». Un’affermazione che, nelle intenzioni dell’Adc, mira a stimolare una riflessione storica e simbolica, più che a fornire una definizione teologica.
Non a caso, alla domanda se il messaggio intendesse mettere in discussione l’ebraicità di Gesù, Ayoub ha risposto in modo volutamente aperto: «Gesù vive in ognuno di noi», aggiungendo che si tratta di un tema «soggetto a interpretazione». Una posizione che ha contribuito ad alimentare il dibattito, tra chi legge il cartellone come una provocazione politica e chi come un tentativo di dialogo interreligioso.
L’operazione comunicativa non si esaurisce qui. Un nuovo cartellone, comparso questa settimana sempre a Times Square, recita: “Gesù direbbe: ‘abbattete quel muro’”, chiaro richiamo a temi di attualità globale. E, secondo quanto annunciato da Ayoub, un’ulteriore installazione è prevista per la notte di Capodanno.
Tra luci, slogan e reazioni accese, Times Square si conferma così non solo vetrina del mondo, ma anche arena simbolica in cui fede, identità e politica si intrecciano, trasformando un messaggio natalizio in un caso capace di dividere e, al tempo stesso, di far discutere.
