5 Ottobre 2026, lunedì
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Crosetto avverte: “Gaza, una missione più complessa dell’Afghanistan”

Il ministro della Difesa frena sugli scenari futuri e avverte: area non pacificata, rischio elevatissimo e nessun piano operativo ancora sul tavolo

Il dossier Gaza si conferma uno dei fronti più delicati e incerti sul piano internazionale. A ribadirlo è il ministro della Difesa Guido Crosetto, che usa parole nette e cariche di prudenza nel descrivere lo scenario che si sta delineando attorno a una possibile missione di stabilizzazione. A margine della visita al contingente italiano impegnato in Bulgaria, nella base di Novo Selo, il ministro chiarisce subito un punto centrale: l’Italia, da sola, non può né vuole decidere tempi e modalità di un eventuale intervento.

«Su Gaza non siamo noi a definire il nostro impegno – spiega Crosetto – ma c’è una coalizione che sta cercando di costruire una missione difficilissima, molto peggio dell’Afghanistan». Un paragone tutt’altro che casuale. L’esperienza afghana, ricorda il ministro, ha avuto per il nostro Paese un costo altissimo, sia in termini umani sia sul piano militare e politico. E proprio quel precedente rappresenta oggi un monito da non ignorare.

Il quadro sul terreno, del resto, è tutt’altro che rassicurante. Gaza, sottolinea Crosetto, non è un’area pacificata: il conflitto è ancora in corso, le tensioni restano altissime e le condizioni di sicurezza estremamente fragili. «Parliamo di una zona dove esistono ancora bunker sotterranei pieni di armi, dove operano milizie che continuano a confrontarsi», avverte. Elementi che rendono qualsiasi presenza internazionale esposta a un livello di rischio molto elevato.

Alla domanda su una possibile partecipazione italiana alla futura forza di stabilizzazione internazionale, la cosiddetta Isf, il ministro mantiene una linea di assoluta cautela. Nessuna decisione è stata presa e, soprattutto, nessun progetto operativo è stato ancora definito. «Man mano che ci saranno i progetti, definiremo come partecipare – conclude – ma per ora non c’è neanche il progetto».

Parole che delineano una posizione chiara: attenzione massima, nessuna fuga in avanti e la consapevolezza che Gaza rappresenta una sfida senza precedenti, forse la più complessa sullo scacchiere internazionale degli ultimi anni.

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