2 Ottobre 2026, venerdì
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Papa Leone XIV: «Basta smanie di primeggiare e sotterfugi. La Curia sia casa di fraternità e missione»

All’udienza natalizia con la Curia romana il Pontefice richiama al Vangelo dell’amicizia, della trasparenza e del servizio, denunciando logiche di potere e rivalità interne

Nel cuore dell’udienza natalizia con la Curia romana, Papa Leone XIV affida parole nette e insieme profondamente pastorali a chi ogni giorno è chiamato a servire la Chiesa dal suo centro nevralgico. Un discorso che non elude le difficoltà, ma le attraversa con franchezza evangelica, mettendo a nudo dinamiche di potere, rivalità e interessi personali che, ammette il Pontefice, possono insinuarsi anche nei luoghi del servizio ecclesiale.

«L’amarezza – osserva il Papa – a volte si fa strada anche tra di noi quando, magari dopo tanti anni spesi al servizio della Curia, notiamo con delusione che alcune dinamiche legate all’esercizio del potere, alla smania del primeggiare, alla cura dei propri interessi, non stentano a cambiare». Da qui la domanda, tanto semplice quanto scomoda: «È possibile essere amici nella Curia romana?».

La risposta di Leone XIV non è teorica, ma affonda nella vita quotidiana. Nella fatica del lavoro, spiega, ciò che davvero consola è poter contare su relazioni autentiche, libere da maschere e sotterfugi, dove nessuno viene usato o scavalcato e dove il valore e la competenza di ciascuno sono riconosciuti. Solo così si evitano frustrazioni, rancori e divisioni che minano la comunione ecclesiale.

Il Pontefice rilancia quindi una visione chiara: una Curia romana «sempre più missionaria», non ripiegata sulla sola gestione dell’ordinaria amministrazione, ma capace di ripensare istituzioni, uffici e mansioni alla luce delle grandi sfide ecclesiali, pastorali e sociali del nostro tempo. Missione, tuttavia, non significa attivismo isolato. Nella vita della Chiesa – ricorda Leone XIV – missione e comunione sono inseparabili.

È il mistero stesso del Natale a indicarne il senso profondo: la venuta del Figlio di Dio nel mondo ha come fine la riconciliazione dell’umanità con il Padre. In Cristo, Dio ci rende figli e, proprio per questo, fratelli e sorelle tra di noi. Gesù rivela il volto paterno di Dio perché la Chiesa diventi segno concreto di fraternità.

Prima di salutare uno a uno i cardinali, Papa Leone XIV torna sul cuore del messaggio. L’amore del Padre, incarnato e manifestato da Gesù nei suoi gesti di liberazione e nella sua predicazione, rende i credenti capaci, nello Spirito Santo, di testimoniare una nuova umanità. Non più fondata sull’egoismo e sull’individualismo, ma sull’amore reciproco e sulla solidarietà.

Un compito, conclude il Pontefice, «quanto mai urgente», sia all’interno della Chiesa sia nel suo rapporto con il mondo. Un richiamo esigente, che chiede conversione personale e rinnovamento delle strutture, perché la Curia possa essere davvero, ogni giorno, luogo di servizio, trasparenza e autentica fraternità.

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