La manovra economica del governo Meloni finisce nel mirino del Partito democratico, che alza il tono dello scontro politico denunciando una distanza sempre più ampia tra la narrazione dell’esecutivo e le condizioni reali del Paese. A farsi portavoce della critica sono Alessandro Zan, componente della segreteria nazionale del Pd ed europarlamentare, e Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro nella segreteria dem.
Zan attacca frontalmente la presidente del Consiglio, accusandola di celebrare risultati di consenso mentre, nei fatti, la legge di bilancio produce tagli e peggioramenti concreti per la vita dei cittadini. “Mentre si riducono pensioni, sanità e fondi per la scuola – afferma – Giorgia Meloni si vanta di un sondaggio sulla manovra. Ma gli italiani stanno sempre peggio e non sono così ingenui da farsi ingannare dalla propaganda”. Secondo l’esponente dem, continuare a ripetere che “va tutto bene” non basta a compensare l’aumento del costo della vita e le difficoltà quotidiane: “La realtà non si misura con i sondaggi, ma nei quartieri delle città e nei piccoli comuni. È lì che il governo dovrebbe andare per rendersi conto dei danni che sta facendo”.
Ancora più articolata la denuncia di Maria Cecilia Guerra, che punta il dito contro alcune norme inserite nella legge di bilancio considerate un arretramento grave sul terreno dei diritti del lavoro. L’esponente Pd ricorda come, dopo il recente ritiro di un emendamento che avrebbe protetto le imprese capofila della moda dalle responsabilità legate al caporalato, la maggioranza abbia introdotto un nuovo “scudo” a favore delle aziende che, secondo quanto accertato dai giudici, hanno corrisposto salari inferiori a quelli previsti dall’articolo 36 della Costituzione.
Una misura, spiega Guerra, inserita “con il favore delle tenebre e del caos” attraverso una riformulazione dell’emendamento Poglisi, già tentata in passato e bloccata grazie all’opposizione e alla contrarietà dei sindacati. “Se si rispettassero le regole – sottolinea – una norma di natura ordinamentale, priva di effetti sul bilancio dello Stato, non avrebbe spazio in una legge di bilancio. E soprattutto non verrebbe introdotta di nascosto, ma discussa apertamente con le parti sociali”.
Il quadro che emerge, secondo la responsabile Lavoro del Pd, è chiaro: quando si tratta di comprimere salari e diritti dei lavoratori, la maggioranza trova sempre una compattezza granitica. “Questa norma è incostituzionale – conclude – e continueremo a contrastarla con tutti gli strumenti a nostra disposizione”.
Due prese di posizione che rafforzano la linea dell’opposizione democratica: dietro la manovra, sostengono dal Nazareno, non c’è un rilancio del Paese, ma una scelta politica che scarica i costi della crisi su lavoratori, pensionati e servizi pubblici essenziali.
