La Corte d’Appello de L’Aquila ha respinto il ricorso presentato dai legali della cosiddetta “famiglia nel bosco”, mettendo nero su bianco le motivazioni di una decisione che non chiude il caso, ma ne chiarisce i punti cardine. Nella sentenza depositata venerdì, i giudici riconoscono ai genitori “apprezzabili sforzi di collaborazione” successivi all’allontanamento dei figli, ma ribadiscono con fermezza che le criticità alla base del provvedimento restano tuttora presenti.
Il Collegio, pur prendendo atto di un atteggiamento più dialogante rispetto al passato, sottolinea come tale apertura non sia ancora sufficiente a scardinare un quadro complessivo che continua a destare preoccupazione. Proprio per questo, l’Appello conferma le decisioni già assunte, ritenendo che l’interesse dei minori debba continuare a prevalere.
Nelle motivazioni, la Corte si sofferma in particolare sul rapporto tra i genitori e le istituzioni chiamate a intervenire nella tutela dei bambini. Da qui l’auspicio esplicito di “un definitivo superamento del muro di diffidenza” che la famiglia avrebbe in precedenza innalzato nei confronti dei servizi sociali e degli altri soggetti coinvolti, nonché delle “offerte di sostegno” avanzate nel tempo.
Il messaggio che emerge dalla sentenza è chiaro: i passi avanti compiuti vengono riconosciuti, ma non cancellano automaticamente le problematiche riscontrate. Solo un percorso di collaborazione stabile, continuativa e privo di resistenze potrà incidere in modo concreto sulle valutazioni future. Fino ad allora, secondo i giudici, permangono tutte le condizioni che hanno portato alle misure adottate a tutela dei minori.
