Bruxelles – La Commissione europea ha fatto un passo decisivo in supporto all’Ucraina, con l’annuncio di un’intesa che prevede un prestito di 90 miliardi di euro da erogare nel biennio 2024-2025. La somma sarà finanziata tramite debito comune, una soluzione che ha suscitato maggiore consenso rispetto all’ipotesi di utilizzare gli asset russi congelati a causa delle sanzioni. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione, ha accolto con soddisfazione l’accordo, sottolineando come questa misura rappresenti un aiuto concreto per Kiev, che continua a lottare contro l’invasione russa.
L’accordo, che segna un’importante evoluzione nel sostegno dell’Unione europea all’Ucraina, è stato salutato anche da Donald Trump, che ha dichiarato che la situazione si sta evolvendo positivamente, sebbene Kiev debba “muoversi rapidamente” per ottenere il massimo beneficio dalla situazione. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in conferenza stampa a Bruxelles, ha espresso il desiderio di una maggiore presenza di truppe europee sul territorio ucraino. “La presenza delle forze europee in Ucraina ridurrebbe il rischio di nuove invasioni russe”, ha affermato, precisando che non si sta chiedendo una partecipazione diretta al conflitto, ma una protezione diplomatica e strategica.
La questione degli asset russi e il rispetto del diritto internazionale
Uno dei temi più dibattuti nelle settimane precedenti l’intesa è stato l’uso degli asset russi congelati in seguito alle sanzioni imposte dall’Ue a Mosca. L’ipotesi di utilizzare tali fondi per finanziare il prestito all’Ucraina è stata scartata, non solo per ragioni politiche, ma anche legali. Il primo ministro belga Bart de Wever, commentando la decisione al termine del Consiglio europeo, ha ribadito che la scelta di evitare l’utilizzo degli asset russi sia stata una vittoria del diritto internazionale. “Abbiamo evitato un precedente che avrebbe potuto minare la sicurezza giuridica in tutto il mondo”, ha dichiarato de Wever, sottolineando l’importanza di mantenere la legalità anche in tempi di grande pressione.
La decisione, dunque, ha rinforzato il principio che l’Unione Europea rispetta la legge internazionale, pur nelle difficoltà del contesto geopolitico attuale. Una scelta che ha trovato largo consenso tra i Paesi membri, ma che ha anche suscitato forti reazioni da parte della Russia, che ha accusato l’Occidente di voler sfruttare la guerra in Ucraina per perseguire obiettivi economici e politici.
Mosca e le polemiche su von der Leyen e Merz
Non sono tardate ad arrivare le reazioni di Mosca, che ha accusato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il leader del Partito Popolare Europeo, Friedrich Merz, di essere i principali sostenitori della politica aggressiva verso la Russia. Secondo il Cremlino, entrambe le figure politiche dovrebbero dimettersi per aver contribuito a quella che viene definita “l’escalation del conflitto ucraino”. Mosca considera l’intervento diretto dell’Europa nella crisi come un fattore determinante nell’aggravamento della situazione e ha chiesto a più riprese un cambio di approccio da parte dell’Ue.
L’intesa sul prestito da 90 miliardi, pur trovando il consenso di gran parte delle nazioni europee, rappresenta quindi solo l’ultimo capitolo di un conflitto che si gioca su più tavoli: quello diplomatico, quello militare e quello economico. Le risposte politiche e le scelte strategiche degli Stati membri saranno cruciali nei prossimi mesi, quando il debito comune e l’ulteriore sostegno all’Ucraina dovranno affrontare nuove sfide interne e internazionali.
