6 Ottobre 2026, martedì
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Garlasco, l’ultimo giorno dell’incidente probatorio: Stasi si presenta a sorpresa in aula

Delitto di Chiara Poggi, si chiude a Pavia la fase decisiva dell’accertamento tecnico: al centro il Dna sotto le unghie della vittima e il possibile nuovo processo

Si è consumato oggi, nell’aula del tribunale di Pavia presa d’assalto da telecamere e taccuini, l’atto finale dell’incidente probatorio sul delitto di Garlasco. Un passaggio cruciale, destinato a pesare come una prova piena in un eventuale nuovo processo. A sorpresa, tra i banchi dell’aula, è comparso anche Alberto Stasi: 42 anni, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007.

Stasi è arrivato senza rilasciare dichiarazioni, accompagnato dai suoi legali. A spiegare il senso della presenza è stato uno degli avvocati: un gesto di rispetto verso l’autorità giudiziaria, «l’atteggiamento giusto da tenere», ha detto, chiarendo che non ci sarebbero state parole né all’ingresso né all’uscita dall’aula. «Ci teneva a esserci», ha aggiunto, lasciando che fossero gli atti e le perizie a parlare.

Il cuore dell’incidente probatorio è rappresentato dal confronto tecnico su un Dna maschile estrapolato dalle unghie di due dita di una mano di Chiara Poggi. Secondo la consulenza della Procura di Pavia e la perizia disposta dal gip Denise Albani, quel profilo genetico risulta compatibile con quello di Andrea Sempio – oggi 37enne – o con un componente della sua linea paterna. Una compatibilità che la giudice definisce «moderatamente forte» in un caso e «moderata» nell’altro, utilizzando un linguaggio prudente e scientificamente misurato.

La perizia, infatti, non arriva a conclusioni definitive sul contesto in cui quelle tracce si siano formate. Non è possibile stabilire «con rigore scientifico» se il Dna fosse sopra o sotto le unghie, né se derivi da un contatto diretto o da un trasferimento mediato, magari attraverso un oggetto. E proprio questa cautela metodologica alimenta letture opposte tra le parti.

Per Angela Taccia e Liborio Calatiotti, difensori di Andrea Sempio, l’analisi genetica non è affidabile sul piano scientifico: si fonderebbe su dati documentali risalenti al 2014 e definiti dalla stessa Albani come «non consolidati». Una base, secondo la difesa, insufficiente non solo a stabilire la natura del contatto, ma persino a chiarire se il Dna sia giunto sulle unghie della vittima in modo diretto o indiretto.

Di segno opposto la posizione dei legali di Alberto Stasi, Giada Boccellari e Antonio De Rensis. A loro avviso, la perizia del gip conferma le analisi svolte dai consulenti della difesa, che avevano contribuito alla riapertura dell’inchiesta su Sempio, e rafforza la valutazione della Procura sulla compatibilità del profilo genetico con quello dell’indagato o dei suoi familiari paterni.

Ancora diversa la lettura dei consulenti della famiglia Poggi: per loro, una perizia fondata su dati «non consolidati» non possiede valore scientifico e non aggiunge elementi realmente nuovi a un caso che, a distanza di quasi diciotto anni, continua a interrogare investigatori e opinione pubblica.

L’udienza, tuttavia, potrebbe riservare colpi di scena. Tra i nodi sul tavolo c’è la possibile richiesta di acquisizione della cosiddetta “traccia 33”, rinvenuta su un muro e contenente materiale biologico. Un reperto problematico, perché il frammento d’intonaco grattato durante l’inchiesta del 2017 risulta mancante. Una richiesta in tal senso, avanzata dal legale della famiglia Poggi, è già stata respinta due volte dalla Procura.

Se e quando arriverà una eventuale richiesta di rinvio a giudizio, il quadro accusatorio tornerà a includere anche altri elementi controversi: le telefonate a vuoto di Andrea Sempio al fratello di Chiara, Marco, pur sapendolo assente, e lo scontrino del parcheggio che per l’accusa non sarebbe riconducibile a lui. Un dettaglio che contrasta con la versione fornita dall’indagato, da sempre convinto di trovarsi a Vigevano mentre Chiara Poggi veniva uccisa nella sua casa di Garlasco.

Con la chiusura dell’incidente probatorio, il caso entra ora in una fase di attesa carica di tensione. Le conclusioni degli esperti potrebbero riaprire scenari giudiziari che sembravano definitivi, riportando sotto i riflettori uno dei delitti più discussi della cronaca italiana recente.

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