12 Ottobre 2026, lunedì
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Sofia si solleva: decine di migliaia in piazza contro il governo accusato di corruzione

Nuova ondata di mobilitazioni nella capitale bulgara. I manifestanti puntano il dito contro quello che definiscono un sistema di potere opaco e chiedono le dimissioni immediate dell’esecutivo.

La Bulgaria torna a riempire le strade con una protesta che, giorno dopo giorno, si fa più estesa e determinata. Nel cuore di Sofia, nella centrale piazza Indipendenza, spazio simbolico della vita istituzionale del Paese, la mobilitazione ha assunto nelle ultime ore dimensioni imponenti: oltre cinquantamila persone si sono riversate davanti ai palazzi del Parlamento, del governo e della presidenza, una triade di edifici che i manifestanti chiamano non a caso “il triangolo del potere”.

L’accusa che attraversa la piazza è netta: un governo ritenuto permeato dalla corruzione e da logiche che molti definiscono di stampo mafioso. A spingere la folla a riunirsi ancora una volta nel centro della capitale non è solo il rigetto di episodi circoscritti, ma la percezione di un sistema politico incapace di garantire trasparenza, responsabilità e un’autentica separazione tra interessi pubblici e reti di potere opache.

La protesta, che si è protratta fino alla tarda serata, ha alternato slogan, interventi dal palco improvvisato e lunghi momenti di silenzio carico di tensione. A unirli è la richiesta condivisa e non negoziabile: le dimissioni immediate dell’esecutivo. Per molti tra i presenti, si tratta di un passaggio indispensabile per avviare un nuovo ciclo politico, fondato sul ripristino della fiducia istituzionale e sul rafforzamento dello Stato di diritto.

L’ampiezza della mobilitazione conferma un malessere profondo che attraversa la società bulgara, ormai da anni alle prese con scandali, accuse di favoritismi e una stagnazione politica che ha minato il rapporto tra cittadini e istituzioni. Sofia, con la sua piazza fulcro del potere, diventa ancora una volta lo scenario in cui si consuma il confronto più diretto: da un lato le strutture dello Stato, dall’altro una parte consistente della popolazione che chiede un cambiamento radicale.

Senza segnali di distensione né aperture da parte del governo, la sensazione è che la protesta non sia destinata a spegnersi. Anzi, il raduno record di queste ore potrebbe rappresentare solo un nuovo capitolo di un movimento che ambisce a ridisegnare gli equilibri interni della politica bulgara.

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